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Le arti marziali e gli sport da combattimento servono per la difesa personale? 

Da quando la difesa personale è diventata un vero e proprio business (non per nulla gli inglesi e gli americani si riferiscono “all’industria della difesa personale”) e da quando i metodi militari si sono diffusi a macchia d’olio, le arti marziali sono state relegate a mero sport, perdendo la loro valenza di discipline volte allo studio e alla pratica dell’autodifesa e perdendo la loro valenza “marziale”.

“Le arti marziali non funzionano”, “Le arti marziali sono solo cose coreografiche e inapplicabili”, ecc.

Ho sempre trovata ironica questa strategia di comunicazione volta a smontare un settore per farne grande (ma si sà: per farsi grandi alcuni hanno bisogno di fare sembrare piccoli gli altri)  perché, se ci mettessimo a osservare bene tutti questi esperti di difesa personale noteremmo che insegnano tecniche di ju jitsu, judo, aikido, hapkido, kali, karate, muay thai, (sovente fatte male rispetto a chi le ha studiate per anni). 

L’unica vera differenza è che loro le insegnano in mimetica o in pantaloni e maglietta.

E certo perché alla fine, che altro dovrebbero insegnare? 

Il corpo si può muovere in un determinato numero di modi per cui non si può inventare molto di nuovo dopo 2000 anni di storia e che, per tanto, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. 

Tutti i vari metodi innovativi che si vedono oggi non sono altro che un “rimpastamento” delle arti marziali.

Non c’è una tecnica che ho visto fare nei vari metodi di autodifesa moderni che non sia presa da un’arte marziale.

Vuoi un esempio?

  • Calcio ai testicoli: nel karate è il king geri
  • Testata: nel karate è l’atame
  • Gomitate: empi (mae empi, mawashi empi, otoshi empi)
  • Scudo: hasami uke

E via dicendo

E allora perché, spesso,le arti marziali non funzionano in strada e perché i praticanti si prendono sempre un sacco di botte?

Semplice: perché non vengono contestualizzate?

Io non posso pensare di insegnare la difesa personale come insegno il karate tradizionale o sportivo, pur mantenendo lo stesso impatto tecnico.

Qualsiasi tecnica di arti marziali o sport da combattimento è efficace ma, perché sia applicabile in un contesto reale e moderno.

E cosa succede nel mondo reale?

Be’ succede che magari, il primo approccio che devo gestire è quello di un dialogo, tramite il quale l’aggressore cercherà di distrarmi, chiudermi la distanza e farmi abbassare la guardia.

Succede che le aggressioni avvengono tutte a corta distanza e non alla distanza del kumite.

Succede che, anche se pratico karate, posso trovarmi a terra e dovrò essere in grado di gestire questa situazione.

Succede che, come ti ho già detto nella scorsa lezione, posso trovarmi schiena al muro, su un terreno sdrucciolevole, che posso pestare la cacca di un cane che non ho visto e scivolare, che posso avere il sole negli occhi.

E poi succede che mi trovo, carico di ormoni da stress (e quindi paura e adrenalina) a dover gestire un aggressore non collaborativo che farà tutto il possibile per mettermi in crisi.

Il problema quindi non sta nella disciplina praticata. Qualsiasi disciplina può essere valida a livello tecnico per imparare a difendersi. Il problema sta nelle metodologie di allenamento e di pratica.

Perché non è sufficiente, come ho visto fare, mettersi in jeans e maglietta e applicare il kata col compagno per imparare a gestire tutte queste variabili.

Devi seguire delle metodologie specifiche di allenamento che ti permettano d’imparare ad applicare quello che già conosci in un contesto più vicino possibile a quello reale e che ti permettano d’imparare a gestire lo stress, la paura e l’adrenalina.

E queste metodologie sono le metodologie adattative, quelle sotto stress indotto e di simulazione.

Il problema però è in Italia c’è molta ignoranza in merito (nel senso proprio di mancanza di conoscenza).

Molti insegnanti non sanno come far allenare in modo corretto le metodologie sotto stress, le simulazioni e non sanno come adattare quello che conoscono ad un contesto moderno.

E, come sempre, dove c’è ignoranza che anche qualcuno che ne approfitta e cerca di ricavarne un profitto.

E quindi via a smontare le arti marziali e gli sport da combattimento e a glorificare le metodologie moderne o di matrice militare che cavalcano il mito del super soldato.

Per tanto è necessario cambiare disciplina se si vuole imparare a difendersi?

Secondo me no.

Le arti marziali sono nate per la difesa personale e studiarle ti dà un bagaglio tecnico invidiabile, che nessun corso di autodifesa ti potrà mai dare.

Ciò che però devi imparare a fare è contestualizzare ciò che sai al contesto moderno attraverso degli approfondimenti e degli allenamenti specifici.

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Eugenio
Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda, nel suo dojo e attraverso il web, karate puro e autentico, raffinato da anni di pratica. Insomma una vera rarità per intenditori e appassionati. Oltre al piccolo dojo di Alessandria gestisce uno dei canali YouTube sul karate più seguiti in Italia. Nel 2013 ha pubblicato, assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e nel 2020 Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".