Mangiare il proprio cane, stare da soli per un certo periodo nella foresta e sopravvivere, buttarsi da un albero con la caviglia legata ad una liana…tutte queste pratiche terribili, dolorose, barbare, spesso cruente e dure hanno una cosa in comune: erano prove di iniziazione e come tali sancivano il passaggio di un ragazzo dall’età della fanciullezza a quella adulta; un passaggio mai scontato: bisognava guadagnarsi l’essere considerati adulti dalla propria tribù.

E oggi…beh oggi è tutto molto più semplice: si compie 18 anni e si diventa adulti, dall’oggi al domani e bon, il gioco è fatto! Ma sei così sicuro che le prove di iniziazione fosse una pratica così inutile?

Il significato di Iniziazione

L’iniziazione viene descritta come

“Complesso di cerimonie, pratiche e prove attraverso cui un individuo passa da una condizione a un’altra, per esempio dallo stato puberale a quello adulto”

E ancora

“L’iniziazione è inoltre il rito attraverso cui una persona viene introdotta nella società, o un altro gruppo organizzato.”

Quando pensi ai riti o alle prove di iniziazione certamente ti verranno alla mente immagini crude, alle volte quasi disumane, ma tralasciando il lato cruento e sicuramente eccessivo di queste pratiche, la prova di iniziazione obbligava i ragazzi a guadagnarsi lo stato di adulto, a dover “lottare” per essere riconosciuti come tali ed era un sfida “democratica” nel senso che se la passavi eri adulto, se non la passavi rimanevi bambino, non eri ancora pronto e questo valeva per tutti e questo indipendentemente dal tuo status sociale.

Al contrario di oggi questo status non era un qualcosa di automatico, che si acquisiva per diritto e quindi aveva un valore diverso perché, lo sai bene anche tu, quello che guadagni con fatica vale sempre mille volte di più di quello che ottiene senza sforzo.

Cosa succede oggi?

Se ieri il passaggio di una serie di prove e ti permetteva di guadagnare il diritto di essere uomo o donna, di aver voce in capitolo nell’assemblea, di essere considerato dagli adulti attraverso comunque un taglio netto con il tuo status di ragazzo o bambino oggi questo passaggio avviene sempre più in modo automatico e senza alcuna fatica.

È innegabile, credo, che stiamo tendendo a spianare la vita ai nostri figli, a rendergliela estremamente facile e semplice. Viene eliminato tutto quello che per loro può essere difficile da affrontare (esami, delusioni, confronto con altre persone) e sovente gli si dà tutto senza chiedere loro alcun impegno, ma a che pro?

Quello che mi è capitato sempre più spesso, lavorando con bambini e ragazzi, è di trovarmi di fronte a persone che non sanno chi o cosa sono.

Si comportano come adulti, si atteggiano da tali, si vestono come tali, ma non sono disposti a prendersi le responsabilità e gli impegni che questo comporta. Vogliono voce in capitolo, desiderano certi diritti, ma non ne accettano i conseguenti doveri.

Spesso seguono una bussola smagnetizzata, non sanno dove andare, sembrano navi in balia della tempesta e si trovano in questo limbo strano dove sono adulti perché la loro età dice questo, ma si comportano ancora in modo estremamente infantile (e non mi riferisco alle stupidate che abbiamo fatto tutti tra i 17 e i 20/25 anni). 

E se hai il tempo, la pazienza e la voglia di parlarci un po’ assieme scopri che questo porta loro disagio e anche un po’ di tristezza.

Così non posso fare a meno di chiedermi: in linea di principio sono così sbagliate queste prove? Tralascia per un attimo il tipo di prova, il fatto che siano cruente e via dicendo e concentrati per un attimo solo sul significato sociale di questa prova: il dimostrare di essere adulti.

Le prove di iniziazione oggi

Io credo che le prove di iniziazione avessero (e hanno ancora) un forte valore sociale che contribuisce a dare sicurezza ai ragazzi; sicurezza in se stessi, nel loro ruolo e nelle loro capacità.

Una prova di iniziazione può essere tante cose: superare una prova sportiva, riuscire ad ottenere un determinato risultato, guadagnarsi il necessario per fare l’esame della patente, magari aiutando in casa…la tribù di riferimento in questo caso è la famiglia e quindi ogni realtà, a ben pensarci, può scegliere la “prova” o le “prove” più consone al proprio modo di vedere la vita.

È probabile che leggendo questo articolo tu non sia d’accordo con me e che pensi che stia esagerando, che alla fine non è vero, non sono necessari questi riti di passaggio, me pensaci bene, fermati ad analizzare il mondo dei giovani di oggi.

Come ogni ragazzo o ragazza anche i 12, 13, 14 o 17enni di oggi hanno bisogno di queste sfide, di queste prove e se non gliele daremo noi saranno loro a cercarle ed a inventarsele; non ci credi?

Pensa a tutte le varie challenge che fanno online, da quelle basate sul bere a quelle basate sul fotografarsi per poi arrivare a quelle più pesanti e terribili come la blue whale…cosa sono se non prove di iniziazione auto somministrate?

I ragazzi hanno sempre più bisogno di fare cose che li facciano sentire adulti, li facciano sentire accettati dal mondo degli adulti (…e forse noi in questo periodo storico-culturale stiamo un po’ sbagliando dando esempi pessimi).

La sfida, il superare il proprio limite, il guadagnarsi il rispetto della comunità in cui si vive è, per chiunque di un’importanza fondamentale.

Le prove di iniziazione nel karate

Questo lo vedo spesso nelle lezioni di karate dove di fatti i ragazzi sono obbligati a affrontare tante piccole prove di iniziazione (gli esami di grado per esempio, o le piccole garette che facciamo fra di loro) per poi arrivare alla prova finale, quello da cintura nera, che sancisce di fatto l’essere considerato un praticante adulto.

I ragazzi ed i bambini, cambiano man mano che vanno avanti, che  superano le loro piccole sfide, le loro paure, prendono sicurezza in se stessi, acquisiscono la capacità di mettersi in gioco, e ogni volta si sentono più vicino ai gradi “anziani” e più lontano dai gradi bassi, più adulti (nel dojo) e sempre meno bambini.

E con questa crescita ovviamente i loro compiti, i loro doveri e le loro responsabilità cambiano. Ciò permette loro di responsabilizzarsi, di essere visti come esempio dai più giovani (di grado) fino ad arrivare alla cintura nera, quando non sono più “bambini” e quindi gli viene chiesto molto di più, ma hanno anche la possibilità di prendersi cura dei più piccoli, di correggerli, di insegnargli e, pian piano di aiutare il capo tribù, il Maestro.

Io rivaluterei queste “prove di iniziazione” perché credo che diano davvero la possibilità di crescere meglio, più sicuri di se, delle proprie capacità e possibilità e soprattutto evitando di sentirsi in balia del vento.

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