Dopo gli anni ’90 le arti marziali tradizionali hanno iniziato un parabola discendente e con queste anche mio amato karate che, tristemente, sta tenendo botta solo per via dell’aspetto agonistico.

Eccezion fatta per quelle discipline dove è molto importante l’aspetto agonistico, e che per tale ragione attirano molto i giovani (come ad esempio il sanda), e delle discipline dove è più calcato l’aspetto meditativo o “dolce” come il thai chi, le antiche arti tradizionali sono state lentamente ma costantemente soppiantate dagli sport da combattimento (MMA, Thai boxe, ecc.) o dai metodi ibridi di difesa personale (Krav Maga).

Come mai?

La risposta è abbastanza scontata, perché queste discipline sono più semplici da apprendere, spesso più divertenti e perché hanno metodologie di pratica e di lavoro più dinamiche e coinvolgenti.

Se nelle arti tradizionali si passano ore allo specchio per cercare la perfezione e bisogna attendere mesi prima di avvicinarsi al combattimento, negli sport da combattimento lo sparring è all’ordine del giorno e l’utilizzo di colpitori, sacchi e attrezzature simile rende l’allenamento più dinamico, coinvolgente e spesso divertente.

Una domanda che poi spesso chi si avvicina a questo tipo di attività si fa è:

“Perché oggi, negli anni 2000, dovrei imparare uno stile di combattimento come il karate e non approcciarmi ad un metodo moderno?”

Bene, in questo articolo non solo ti darò la risposta ma ti spiegherò anche perché oggi più che mai bisognerebbe praticare karate al posto di uno sport da combattimento o di un sistema ibrido.

Premessa - La storia di Simone

Simone è un ragazzo alto, alto ma secco, secco, con capelli bianchi e uno sguardo deciso ma nel profondo piuttosto dolce.

Lo incontrai parecchi anni fa, avevo appena aperto il Dojo.

Entrò e mi iniziò a parlare della sua esperienza nella thai boxe e negli sport da combattimento e lui non era uno di primo pelo, era uno che si allenava con i migliori: infatti veniva dl Dojo Miura di Torino, una delle migliori scuole d’Italia, dove si allenano i campioni!

Dopo avermi parlato delle sue esperienze sul ring mi disse una frase che non mi scorderò mai:

“Ho passato anni sul ring, anni ad allenarmi, anni prendere e dare pugni, calci, lavorare al sacco, sputare sangue…e adesso cosa mi rimane? Niente! Se mi guardo indietro, al di fuori di un discorso tecnico gli sport da combattimento non mi hanno lasciato niente! E ora, che non sono più così giovane, che il fuoco, la rabbia, la voglia di prevalere si sono chetate mi sento vuoto, per questo vorrei iniziare una disciplina tradizionale”

La verità sulle discipline tradizionali giapponesi

Molti non lo sanno, e probabilmente nemmeno tu, ma le più famose discipline giapponesi tradizionali che pratichiamo ovvero:

  • Karate
  • Judo
  • Ju Jitsu
  • Aiko
  • Kendo

Non sono così antiche come si pensa.

Le più famose arti marziali giapponesi sono state codificate tra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900 e sono nate in un periodo di forte crisi in Giappone.

Era un periodo in cui la modernità stava sostituendo i valori tradizionali di una cultura secolare, dove molte persone non avevano più punti di riferimento stabili e fissi e dove ci fu un vero e proprio periodo di sbando, se vogliamo chiamarlo così.

I giapponesi volevano approcciarsi al mondo moderno, uscire dal guscio in cui si erano chiusi per secoli, ma al tempo stesso per farlo stavano rinunciando alla loro identità, quella che li aveva resi tali per secoli e in questo periodo di crisi e trasformazione, le persone più “in pericolo” ovviamente erano i ragazzi.

Così cosa si decise di fare? Si decise di creare il “mito del Samurai” e di dar vita ad una sorta di epica nipponica incentrata sui 7 principi del bushido, seguiti da sempre dai samurai ovvero:

  1. Onestà e Giustizia
  2. Eroico Coraggio
  3. Compassione
  4. Gentile Cortesia
  5. Completa sincerità
  6. Onore
  7. Dovere e Lealtà

Questi principi vengono incarnati perfettamente dalle arti marziali giapponesi che modernizzate, adattate e modificate nei primi dei ‘900 per rispondere alle esigenze dei tempi moderni, iniziano ad essere proposte nelle scuole e nelle università e diventano parte integrante della formazione dei giovani giapponesi dando degli ideali, un modello di comportamento e delle radici ai ragazzi di questo periodo di crisi.

Corpo e mente

Punto nevralgico delle nuove discipline è l’aspetto esoterico-iniziatico. Se una volta queste arti erano semplicemente tecniche mortifere per sopravviene in guerra o da un’attacco di briganti, ora l’aspetto filosofico e iniziatico dello Zen inizia sempre più a farla da padrone fino a diventare il punto nevralgico della disciplina stessa.

E così, come ci insegna il Maestro Funakoshi, il primo che ha davvero apportato il concetto di Do nel karate (una volta chiamato karate jutsu), ci si approccia al karate per imparare a conoscersi, a lasciare la rabbia, a concentrarsi.

Il combattimento ci permette di comprendere i nostri limiti, le nostre debolezze, ma anche il nostro potenziale, ci si avvicina alla violenza per comprendere la stupidità, per domarla e trascenderla e arrivare a scoprire l’amore universale.

Ma perché alla fine, dovresti praticare il karate proprio oggi?

La risposta è sotto i tuoi occhi. Guarda com’era il Giappone di quegli anni e guarda com’è la nostra civiltà oggi…non ci vedi niente di simile? Non trovi nessun nesso?

Siamo in crisi, esattamente come lo erano loro. Stiamo perdendo i valori, la voglia di impegnarci e di andare oltre i nostri limiti, di chiederci sempre qualcosa di più.

Molti ragazzi oggi non sanno più dove andare, non sanno chi sono, cosa vogliono e nemmeno gli interessa. In pieno overloading girano come pecore al vento, senza punti di riferimento, senza un centro a cui guardare, una via da percorrere per tornare a casa…e questo vale anche per noi adulti!

Il caos quotidiano ci assorbendo. La vita scorre sempre più veloce, siamo sempre più immersi nel lavoro, nella frenesia, andiamo veloci per avere più tempo ma sembra sempre che questo ci sfugga dalle mani e spesso ci sembra che il sopra sia diventato il sotto ed il sotto il sopra.

Ecco che allora una disciplina incentrata su valori universali e che mette l’uomo al centro ci può dare un punto fisso a cui guardare, ci può far ricordare chi siamo, quali sono le nostre vere priorità portandoci lontano, almeno per un po’, dal caos in cui viviamo ogni giorno.

Sì, ma perché proprio il karate?

Perché se si parla di karate tradizionale è una delle pochissime discipline che non si è rovinata con il mondo agonistico e che mette ancora al centro il perfezionamento non solo tecnico ma della stessa persona..un karate ricerca la perfezione in ogni cosa, nel Dojo e fuori dal Dojo…un karateka cerca di vivere ogni momento e non di subirlo, ecco perché, negli anni 2000 bisognerebbe, più che mai, praticare karate.

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