il metodo di Ju jitsu moderno che ti  prepara alla realtà della strada · Alessandria

La strada non guarda che cintura hai,
che disciplina pratichi o quante medaglie hai vinto.

La strada guarda una cosa sola: se sai adattarti quando il caos esplode e l'adrenalina ti sale addosso. Perché difendersi non è una questione di tecnica: è una questione di istinto, sangue freddo e adattabilità.

Urban Budo allena questo: prevenzione, gestione del dialogo, difesa fisica in piedi e a terra, fino alle simulazioni di aggressione. E lo fa con il protocollo TIS (Tecnica, Intensificazione, Stress): prima impari, poi alzi l'intensità, poi verifichi sotto stress se quello che hai studiato ti riesce davvero.

Due sere a settimana, nel nostro dojo di Alessandria, in un piccolo gruppo di persone che si allena sul serio e non ha niente da dimostrare. Niente esaltati o rambo di quartiere.

La prima settimana è gratis

Si comincia con quattro chiacchiere per conoscerci e capire se il corso fa per te. Se sì, si parte: nessun impegno e nessun obbligo.

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Ti alleni nel caos.

Ogni settimana ti alleni a gestire una forma di stress, fisica o mentale. Lo fai per gradi, passo dopo passo, nel rispetto del tuo livello. Nessuna forzatura.

La difesa comincia molto prima dello scontro.

Vedere le cose prima che succedano, usare la voce, mantenere la distanza corretta, leggere l'ambiente. La maggior parte delle situazioni si può prevenire prima che sfoci nella violenza. E tu imparerai come si fa.

Un piccolo gruppo di 16 persone.

Prendo massimo 16 allievi, perché ognuno va seguito come si deve: ti guardo mentre lavori e ti correggo sul momento. Da me si allenano persone serie, ma tranquille: nessun giudizio, niente da dimostrare. Quello che ti chiedo, in cambio, è impegno.

Avevo già frequentato corsi di autodifesa, e Urban Budo è molto differente da quanto avevo sperimentato prima"

Sono arrivato qui perché volevo allenare e migliorare la mia capacità di difendermi. Avevo già frequentato corsi di autodifesa, e l'Urban Budo è molto differente da quanto avevo sperimentato prima. Quello che mi ha spinto a fermarmi è la professionalità con cui si cura ogni aspetto, dalla preparazione atletica alla tecnica.

A un certo punto ho dovuto interrompere per un incidente stradale, e sono stato aiutato a rientrare nel gruppo gradualmente. Dagli allenamenti esco soddisfatto e voglioso di ritornare, e ho trovato compagni di corso con cui sono felice di condividere questa esperienza. Se dovessi dargli un sapore direi la paella: ogni ingrediente è diverso dagli altri, ma insieme agli altri diventa più buono.

È un corso ben strutturato e aperto a chiunque voglia impegnarsi in quello che fa.

Enrico Ciavarini

Come ho imparato queste cose?

Nel modo più scomodo che c'è: sbattendoci la faccia.

Era il 2010, avevo già 16 anni di karate e ju jitsu sulle spalle. Faccio un esercizio con Maurizio Zuppa: tre persone mi colpiscono assieme coi focus, simulazione di rissa. Riesco solo a coprirmi e incassare. Le tecniche che conosco, e ne conosco tante, in quel caos non mi servono quasi a niente.

2012, formazione con Roberto Cereda: affronto la mia prima simulazione di aggressione vera e propria. Ho paura. Non il brivido che si sente prima di salire sulle montagne russe, paura vera. Il cuore esplode, la bocca è secca, le gambe molli. In una manciata di secondi mi trovo a terra, pietrificato.

Avrei potuto far finta di niente e continuare a insegnare quello che avevo sempre insegnato. Invece ho studiato, sperimentato, e su quei fallimenti ho costruito un metodo: ho tenuto le tecniche che reggono sotto stress, ho buttato via le altre e ho messo al centro la lezione che quei due giorni mi hanno lasciato.

Nel caos non vince chi conosce più tecniche, vince chi resta lucido.

Probabilmente sei qui per uno di questi motivi

Da quando ho aperto il dojo, nel 2009, ho capito una cosa: le persone che si trovano bene qui hanno quasi sempre qualcosa in comune. Di solito arrivano per uno di questi tre motivi.

C'è chi è stufo di allenarsi senza uno scopo. Vai in palestra, fai la scheda, torni a casa. Ripeti. Funziona per il fisico, ma dopo un po' lo senti: manca qualcosa. Non è la fatica, quella c'è. È che non stai imparando niente. Nessun problema da risolvere, nessun motivo vero per non saltare il prossimo allenamento. Cerchi qualcosa che ti dia uno stimolo, che ti faccia tornare a casa sentendo di aver fatto qualcosa di utile, non solo di aver bruciato calorie.

C'è chi non si sente sicuro. Cammini da solo di sera e acceleri il passo. Attraversi un parcheggio e ti guardi le spalle. Magari c'è stato anche un episodio: un litigio nel traffico, uno che ha alzato la voce nel posto sbagliato, una sera in cui non hai saputo cosa fare. Sai che se qualcuno decidesse di prendersela con te, non avresti la minima idea di come reagire. Non è paranoia: è sapere di non avere gli strumenti per cavartela. E finché non fai qualcosa a riguardo, quella sensazione non se ne va.

E c'è chi pratica da anni. Arti marziali, sport da combattimento, a volte anche difesa personale. Ha esperienza, è bravo, è preparato. Ma qualcosa non gli torna, e c'è una domanda che gli ronza in testa: se servisse davvero, tutto questo saprei usarlo? Le tecniche ti riescono in palestra, contro chi collabora, o in un ring con regole, arbitri e categorie di peso. Ma fuori? Non è sfiducia: è il dubbio più onesto che un praticante possa avere, lo stesso da cui sono partito io.

Motivi diversi, stessa porta. E una cosa in comune: da fermo, nessuno dei tre si risolve.

“Sì, ma tanto a me non succede niente”

Te lo dico contro il mio interesse: se tieni le antenne tese e usi un po' di buon senso, è improbabile che ti capiti qualcosa di grave in strada.

Lo so, la sensazione è un'altra: il senso di pericolo e di disagio è sempre maggiore nelle persone. Ma le statistiche sono chiare, e i dati sulla violenza in Italia stanno diminuendo (questa è una buona notizia). Chi ti racconta il contrario ti sta vendendo la paura, e la paura si vende bene.

Allora perché venire ad allenarti? I motivi sono tre.

Il benessere mentale. Urban Budo ti offre due ore in cui chiudi il mondo fuori dalla porta. Niente lavoro, niente famiglia, niente frenesia quotidiana. Solo tu, i colpitori, i tuoi compagni, gli esercizi e qualche risata. A ogni colpo che tiri, a ogni esercizio che fai, lo stress semplicemente si dissipa: svuoti la testa e rilasci le tensioni. A fine allenamento ti ritrovi stanco, ma leggero. E questo si ripercuote su tutta la tua salute.

Il benessere fisico. Un allenamento di ju jitsu è un lavoro completo: spingi, tiri, lotti, cadi e ti rialzi. Forza, fiato e mobilità arrivano da soli, mentre impari qualcosa. E la preparazione fisica delle 19, per chi la vuole, fa il resto.

E poi perché Urban Budo è come un'assicurazione sulla vita. Se un giorno la vita ti dovesse mettere davanti una situazione pericolosa, saprai cosa fare per cavarti d'impaccio senza andare nel panico. Sarai allenato a gestire le situazioni ad alto impatto: a reagire, a incassare, a colpire e a tenere duro finché non ti sarai tirato fuori dai guai.

Solo che le assicurazioni normali le paghi sperando di non usarle mai, e intanto non ti danno niente. Questa, invece, ti ripaga ogni giorno: ti alleni, ti diverti, scarichi la testa dopo il lavoro, e hai un gruppo che quando manchi se ne accorge. E se il giorno sfortunato non dovesse arrivare mai, tanto meglio.

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Perché quello che trovi in giro spesso non regge

I corsi di difesa personale classici. Nella maggior parte dei casi le tecniche si provano con un compagno che collabora: ti porge il braccio, aspetta che tu completi la sequenza, cade quando è il momento di cadere. Dopo un anno conosci trenta tecniche, ma non ne hai mai provata una contro una persona non collaborativa. Hai imparato una coreografia. E una coreografia, in strada, regge fino al primo spintone.

Gli sport da combattimento. Qui si lavora davvero: contatto pieno, sparring, fatica vera. Ho un grande rispetto per questo mondo. Ma tutto quel lavoro vive dentro un regolamento, e il regolamento cambia ogni cosa. Sul ring hai un avversario solo, del tuo peso, a mani nude, con un arbitro pronto a fermare tutto. In strada ti puoi trovare davanti un avversario che pesa venti chili più di te, che non è da solo, che ha qualcosa in tasca. Il pavimento non è un tatami, è asfalto. E non c'è nessuna campana che ti può salvare. La scelta più intelligente, quasi sempre, è andartene alla prima occasione. E a questo lo sport non ti prepara: ti allena a restare nel combattimento e a vincerlo, non a leggere il caos e a uscirne. È un altro mestiere.

I metodi militari. Tecniche nate per soldati e forze dell'ordine, adattate e vendute ai civili. Ma quella gente ha un equipaggiamento, una squadra e soprattutto un compito diverso dal tuo: loro devono fermare e immobilizzare una persona, tu devi solo tornare a casa intero. E spesso il pacchetto arriva in versione mordi e fuggi: un istruttore formato in un weekend, un'ora di corso a settimana. Sotto adrenalina resta solo quello che hai ripetuto tante volte, e un'ora a settimana non basta a costruire niente.

Tre mondi diversi, e in tutti e tre c'è del buono. Ma nessuno dei tre nasce per rispondere alla domanda che ti fai tu: come si impara a cavarsela in un'aggressione vera? Urban Budo è nato per questo.

Il metodo Urban Budo

Urban Budo è un metodo di ju jitsu moderno che ho ideato nel 2012, riconosciuto da CSEN e CONI nel 2019. Una sintesi di ju jitsu, karate e Keysi Fighting Method, più tutto quello che ho studiato e sperimentato in trent'anni di pratica, costruita attorno a un'idea sola: allenare l'adattabilità. Perché la strada non ti chiede che disciplina hai studiato né quante coppe hai vinto. Ti chiede se sai tenere duro quando tutto precipita nel caos.

Il metodo lavora su cinque fronti:

  1. Prevenzione strategica. La maggior parte delle aggressioni si può evitare, se sai cosa guardare. Imparerai a leggere i segnali di pericolo e il linguaggio del corpo di chi ti ha preso di mira, e a metterti al sicuro prima che succeda qualcosa.
  2. Gestione del dialogo. La voce e la postura sono strumenti: servono a calmare chi hai davanti, a prendere tempo, a creare la distrazione giusta. Questa è la difesa verbale, e va allenata proprio come si allenano le tecniche.
  3. Semplicità sotto stress. Imparerai poche tecniche, istintive, che funzionano anche quando la testa si spegne. Quelle che nel caos non reggono le abbiamo buttate via.
  4. Adattamento totale. Ti allenerai in piedi, seduto, in ginocchio, con la schiena al muro, negli spazi stretti. Anche con i jeans addosso, non solo con il gi.
  5. Gestione dell'ambiente e delle emozioni. Imparerai a restare lucido dentro il caos: a gestire la paura e l'adrenalina, a usare lo spazio e quello che ti circonda. È il lavoro più difficile di tutti, ed è quello che fa la differenza.

E c'è una cosa che va detta chiara: qui si studia anche la teoria. La psicologia dell'aggressione e dell'aggressore, le metodologie preventive, il modo in cui la violenza nasce e cresce. Perché capire come ragiona un aggressore vale quanto saper tirare un pugno.

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Come ci si allena

Te l'ho già raccontato: la mia prima simulazione l'ho fallita, con la paura addosso. Da lì ho capito che quel tipo di lavoro non si improvvisa: ci si arriva per gradi, preparati, sia tecnicamente che mentalmente. Il corso è costruito così.

Una sera tipo

Dalle 19:00 alle 19:50 c'è la preparazione fisica specifica, per chi la vuole fare. Dalle 20:00 alle 21:00 la lezione, che segue il protocollo TIS.

Tecnica.

Ci si prende il tempo di imparare: il movimento, il controllo del corpo, i dettagli. Senza fretta, perché è qui che si costruisce tutto.

Intensificazione.

Quando la tecnica c'è, si alza l'intensità. Si ripete sotto pressione, per sedimentare e forgiare quello che hai imparato, finché non ti viene da solo.

Stress.

Quando è tutto a posto, si mette lo stress: esercizi sotto pressione psicologica o fisica, simulazioni, metodologie di sparring adattate. In una forma adatta al tuo livello, a rotazione: ogni volta un po' più di pressione, un po' più di caos, qualche punto di riferimento in meno.

E circa tre volte all'anno usciamo dal dojo, per le simulazioni all'aperto. Vestiti di tutti i giorni, in mezzo alla città. È il lavoro più avanzato che facciamo, ci si arriva pronti, e ti posso garantire che non assomiglia a niente di quello che hai fatto in palestra.

Il gruppo di Urban Budo

Il percorso: dalla cintura bianca alla nera

Urban Budo è un percorso a cinture. Non per appenderle al muro: perché l'adattabilità si costruisce a strati, e ogni grado prepara il successivo.

Cintura gialla Urban Budo, il grado della sopravvivenza

Giallo — Sopravvivenza. L'abc della difesa personale e del ju jitsu. Qui non contano la quantità e la finezza: contano l'istinto e il fare. Lo scopo è uno solo, sopravvivere.

Cintura arancione Urban Budo, le prime risposte tecniche

Arancio — Prime risposte tecniche. Consolidamento tecnico e lavoro sull'adattamento: dalle chiusure alle entrate. E a terra impari a proteggerti e a rialzarti sfruttando l'avversario.

Cintura verde Urban Budo, il lavoro a terra e negli spazi stretti

Verde — Ground game offensivo e ambienti. Proiezioni, lotta a terra, gli stazionamenti, gli spazi stretti.

Cintura blu Urban Budo, dominio e finalizzazione

Blu — Dominio e finalizzazione. Prendere il controllo della situazione e chiuderla.

Cintura marrone Urban Budo, il controllo del caos

Marrone — Controllo e gestione del caos. Più avversari, la protezione di chi è con te, le decisioni sotto pressione.

Cintura nera Urban Budo, gli scenari estremi

Nero — Scenari estremi. Il buio, la fatica, un braccio solo, le armi urbane (e come difendersi, per quanto possibile, da chi le usa). Qui si chiude il cerchio.

Come vedi, è un percorso che richiede tempo e pratica, non una manciata di lezioni.

E diffida di chi ti promette la stessa cosa in un weekend: ti sta vendendo una scorciatoia che non esiste.

L’esperienza di chi si è fidato

"Essendo una ragazza, avevo bisogno di sentirmi più sicura nelle situazioni di tutti i giorni"

Sono arrivata perché avevo bisogno di scaricare lo stress e di trovare uno spazio per me. E poi, essendo una ragazza, avevo bisogno di sentirmi più sicura in certe situazioni quotidiane. Non avevo mai fatto niente del genere prima.

Quello che mi ha spinta a fermarmi è stata l'atmosfera: fin da subito l'ho percepita accogliente e rispettosa, e l'insegnante ha un approccio molto positivo. La difficoltà l'ho avuta all'inizio, nell'imparare i primi passaggi. Alla fine di ogni allenamento sono un po' stanca ma piena di soddisfazione, e se dovessi associare un odore al corso sarebbe il mio sudore a fine lezione: fatica vera, ma super soddisfazione.

Il cambiamento più grande sono la mia autostima e la mia sicurezza, anche fuori dal dojo, nelle situazioni di tutti i giorni. È un percorso che unisce sicurezza, tecnica e fiducia in sé.

Benedetta Tirelli

"Ora so cosa fare in una situazione potenzialmente pericolosa."

Ho avuto una brutta esperienza in passato e per cui sentivo il bisogno di sentirmi più sicuro ed il desiderio di saper cosa fare in una situazione potenzialmente pericolosa.

Il corso, a mio avviso, è fatto decisamente bene, è stimolante sia da un punto di vista atletico, tecnico e psicologico, sono estremamente soddisfatto di quello che sto imparando e che continuerò a imparare. 

Eugenio è davvero bravo come istruttore, le sue qualità umane e tecniche sono estremamente positive, inoltre è molto bravo a fare gruppo, e darti le motivazioni giuste per allenarti; inoltre i locali sono puliti ed accoglienti!

Urban Budo mi ha permesso di acquisire un minimo di sicurezza, soprattutto a livello psicologico, sapendo che cosa potrebbe accadere se subissi un'aggressione.

Samuele Beltrami
Web Marketer

"Quello che mi ha convinto sono state le persone normali che ho visto la prima sera"

Sono venuto per fare un'attività che mi desse un po' più di sicurezza e fiducia in me stesso. Avevo provato il brazilian jiu jitsu per pochissimo tempo, tre o quattro mesi, ma non faceva per me. O forse non era il momento adatto.

Quello che mi ha convinto a fermarmi qui sono state le persone normali che ho visto la prima sera che sono andato a chiedere informazioni. E prima ancora mi era piaciuta la presentazione di Eugenio sul sito del dojo. Momenti di difficoltà ne ho avuti ogni tanto, ma penso facciano parte del gioco. Se dovessi dare un sapore al corso direi salame crudo, amici, risate e tanta fatica.

Dagli allenamenti esco rilassato, leggero, contento. Il cambiamento più grande è molta più tranquillità nel gestire certe situazioni, anche solo nel dialogo, o nell'ignorarle. È bello, è appagante, e servirebbe a molti.

Tommaso Cresta

"A volte avevo paura, o facevo fatica a rifare bene la sequenza"

Sono venuta qui per diventare più forte, e non avevo mai fatto niente di simile prima. Momenti di difficoltà ce ne sono stati: a volte avevo paura, altre volte facevo fatica a rifare bene la sequenza.

Poi le cose sono cambiate. Adesso affronto in maniera più sfidante anche le situazioni che mi fanno paura, e il cambiamento più grande è proprio questo: non farsi schiacciare e provare anche quando l'ostacolo che hai davanti è più grande di te.

Dagli allenamenti esco rilassata. È un corso utile per aumentare la consapevolezza e la sicurezza in sé, e anche la consapevolezza di quello che ti circonda.

Silvia Ricagno

"Credevo di essere debole e in realtà non lo sono"

Mi aveva convinto un'amica e, a dire il vero, avevo voglia di provare qualcosa di nuovo e insolito. Non pensavo di appassionarmi così tanto a una disciplina come Urban Budo, poi però mi sono trovata così bene e ho notato così tanto i cambiamenti che è diventata la mia passione. Anche solo entrando dalla porta mi sento già a casa.

Ho migliorato molte parti di me, fisicamente e soprattutto caratterialmente. Ora so di essere in grado di difendermi, so di essere capace, so che se voglio posso.

Silvia Riva

"Ho guadagnato fiducia in me stesso e nelle mie capacità."

L'istruttore mi ha fatto da subito una buona impressione dimostrandosi serio e preparato. I compagni di corso inoltre si sono dimostrati subito amichevoli e disponibili nell'aiutarmi a imparare, pertanto mi sono subito trovato a mio agio.

Con il corso ho guadagnato fiducia in me stesso e nelle mie capacità, ora mi sento più rigoroso nell'affrontare il quotidiano, oltre ad aver approfondito la conoscenza di un'attività che mi ha sempre interessato.

Sono poi riuscito a migliorare la mia forma fisica e a trovare un'ottima valvola di sfogo che mi permette di caricarmi dopo gli impegni della giornata. Urban Budo è utile e allo stesso tempo divertente.

Al di là dello studio della difesa personale, sempre interessante e approfondito attraverso lezioni mirate, è un piacere allenarsi al Dojo anche solo per stare in mezzo ad ottime persone. La passione e la voglia di fare sono sempre profondamente presenti al Dojo, è per questo che di anno in anno sono sempre più felice di allenarmi qui: oltre a veder ripagati i miei sforzi noto una costante voglia di miglioramenti da parte di tutti, corsisti ed istruttori, e questo mi spinge a voler dare sempre il meglio di me.

È un ambiente che mi sta facendo crescere e insegnando tanto, anche a livello personale e arrivato a questo punto non vorrei più rinunciarci.

Simone Nascimbene

"I più grandi risultati me li ha dati a livello psicologico."

Avevo voglia di mettermi alla prova perché non avevo mai praticato un'attività del genere desideravo mettermi alla prova con qualcosa che non avevo mai sperimentato e che, sinceramente, vedevo mille miglia lontano da me. Volevo riuscire ad imparare a difendermi o quantomeno a tirare un pugno ben assestato per riuscire a darmela a gambe in caso di necessità. I più grandi risultati questi corso me li ha dati a livello psicologico.

Mi ha giovato molto all'autostima e alla sicurezza in me stessa, mi ha aiutato molto caratterialmente. Eugenio è molto bravo. Non solo ha una pazienza infinita, ma è proprio capace a spiegare e ad ascoltare (cosa mai scontata), sa quando usare un tono più serio e quando invece lasciarsi andare all'allegria. Nota sempre tutti e ci spinge a dare il massimo, inoltre è sempre in continuo aggiornamento per mantenere alto il livello del corso.

Ilaria Chiappini
Eugenio Credidio

Chi sarà il tuo insegnante

Ho iniziato a praticare karate nel 1994, un po' perché mi affascinava, un po' perché avevo problemi di bullismo.
Penso sia partito tutto da lì: la mia paura della violenza.

Perché mi faceva paura, perché sapevo cosa significasse subirla e perché volevo imparare a combatterla.

Così iniziai a studiarla ossessivamente.

Negli anni sono diventato insegnante di karate (5° dan) e di ju jitsu metodo Clark (2° dan). Ho studiato Kali e Close Combat con Maurizio Zuppa, il metodo IMPACT con Roberto Cereda, e il Keysi Fighting Method con i fondatori Justo Dieguez e Andy Norman, fino a diventarne Master Instructor e responsabile nazionale.

Ho approfondito la criminologia e la psicologia della violenza, perché nella difesa personale c'è molto di più dell'aspetto tecnico. E le scienze motorie con ELAV, fino a diventare preparatore atletico.

Dal 2012 al 2019 il mio corso è stato un laboratorio sperimentale: tecniche, metodologie di pratica e di allenamento, provate e scartate finché non è rimasto solo ciò che è applicabile in un contesto realistico. Da quel lavoro è nato Urban Budo, riconosciuto da CSEN e CONI nel 2019.

Ma le credenziali che contano davvero le hai già lette più su: sono i miei fallimenti. Mi hanno insegnato più di ogni diploma, e il metodo esiste perché invece di nasconderli ci ho costruito sopra.

La mia garanzia, il mio credo

Non ti posso garantire che sarai in grado di difenderti da qualsiasi minaccia. Chi te lo promette ti sta mentendo, e ormai hai gli strumenti per accorgertene.

Ti posso garantire che Urban Budo ti cambierà. Vedrai cose che fino a oggi non hai mai notato. Ti sentirai più sicuro ogni giorno che passa. E scoprirai, mettendoti alla prova, di cosa sei capace: che è una cosa che oggi non sai, in nessuna direzione.

Vuoi provare? Facciamo così

  1. Ci facciamo quattro chiacchiere. Non è la prova, è mezz'ora per conoscerci, capire se il corso fa per te e organizzare il resto. Scegli tu giorno e ora dal calendario, e non ti serve portare niente.
  2. Sistemiamo le carte. Serve un certificato medico non agonistico e 15 euro per attivare l'assicurazione. Su questo sono rigido: so che molti fanno provare senza certificato e senza assicurazione, ma sono fuori regola, e se mai durante la prova dovesse capitare un infortunio o un controllo, tu non sei tutelato e io sono nelle grane. Invece così siamo tutti sereni e ci possiamo allenare con tranquillità.
  3. Sali sul tatami. Un'intera settimana di prova, gratuita. Se poi decidi di continuare, il primo mese lo paghi la metà; la quota è a partire da 60 euro al mese, più tesseramento e iscrizione. Nessun vincolo e nessun contratto: se non fa per te, ci stringiamo la mano.

Una cosa sui numeri, perché è giusto che tu la sappia: il gruppo è di 16 persone, e oggi i posti liberi sono 6. Quando finiscono apro una lista d'attesa, perché il corso funziona così com'è: piccolo.

Ci si allena il martedì e il giovedì · preparazione fisica 19:00-19:50 · lezione 20:00-21:00Dojo Shin Sui, via Tripoli 4, Alessandria (nuova sede da settembre 2026)

La prima settimana è gratis

Si comincia con quattro chiacchiere per conoscerci e capire se il corso fa per te. Se sì, si parte: nessun impegno e nessun contratto.

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Le domande che mi fanno più spesso

Non sono in forma, ce la faccio?

Sì, tranquillo. Il lavoro è costruito sul livello che hai il giorno in cui entri, non su quello che dovresti avere. E dalle 19:00 alle 19:50, prima della lezione, c'è la preparazione fisica specifica: è compresa nella quota e serve proprio a portarti dove devi arrivare. Di fatto sono due allenamenti in una sera. Qui dentro ci sono impiegati, studenti, gente che ha passato i quaranta: persone normali, non atleti.

Ho più di 45 anni, è tardi?

No. E sulla parte che pesa di più parti perfino avvantaggiato: nel caos non vince chi tira più forte, vince chi resta lucido, legge la situazione prima che degeneri e sa usare la voce. Lì un adulto è più attrezzato di un ragazzo di vent'anni, perché ha visto più mondo. Il corpo lo alleniamo per gradi, rispettando il punto da cui parti. L'età minima invece c'è, ed è 14 anni.

Mi farò male?

Ci si stanca molto, ci si fa male raramente. Il gruppo è di 16 persone anche per questo: ti guardo mentre lavori e ti fermo prima che tu faccia la cosa sbagliata. Il contatto cresce per gradi e il rispetto del compagno viene prima di tutto, chi non lo capisce qui dentro dura poco. E quando un infortunio arriva dalla vita e non dal tatami si rientra con calma: Enrico, che ha 50 anni, si è fermato per un incidente stradale ed è tornato nel gruppo gradualmente.

Non ho mai fatto arti marziali.

Meglio. Chi arriva da un'altra disciplina prima deve disimparare qualcosa, tu no: parti pulito. Il grado giallo è costruito apposta per chi non ha mai fatto niente, e la prima cosa che imparerai non è una tecnica, è guardare.

Sono una donna, il corso va bene per me?

Sì, il gruppo è misto. E il metodo non si regge sulla forza: si regge sull'adattabilità, sulla prevenzione e sulla gestione del dialogo, che non sono una questione di chili. Se ti stai chiedendo come ci si senta da donna dentro un corso così, più su trovi le parole di Benedetta e di Silvia, che si allenano qui.

Devo per forza fare le simulazioni e gli esercizi sotto stress?

Ci arrivi quando sei pronto, e quando sei pronto lo decidiamo insieme. Il disagio all'inizio è normale e non sei l'unico: c'è chi ha paura, chi va in blocco, chi fatica a ripetere la sequenza. È esattamente il punto del lavoro, perché quella reazione lì è la stessa che avresti in strada, e allenarla in un posto sicuro è tutto il senso del corso. Nessuno ti butta in una simulazione la seconda settimana. Ma se speri di arrivare in fondo senza passare mai da lì, tanto vale saperlo adesso: no.

Come faccio a sapere che funziona? 

Non puoi saperlo prima, e diffida di chi prova a dimostrartelo con un video. Quello che puoi fare è verificarlo addosso a te, ed è precisamente il motivo per cui esiste la fase di stress del TIS: mettere alla prova quello che hai studiato e vedere se regge o si sbriciola. Il primo a scoprire che quello che sapeva non reggeva sono stato io, e il metodo esiste per quello. La settimana di prova è gratuita apposta: vieni, guarda e giudica.

Quanto si tira davvero? Non è che è un corso soft?

No, e preferisco dirtelo adesso invece che alla terza lezione. Si fa fatica vera: si spinge, si tira, si lotta, si cade e ci si rialza. Il protocollo TIS serve proprio ad alzare l'asticella un pezzo alla volta, e le sere in cui si lavora sotto stress le senti. Se cerchi un corso in cui si ripassano le tecniche con calma e si torna a casa freschi, ci sono posti che lo fanno meglio di me. Se invece l'idea di sudare e di scoprire dove arrivi ti attira, sei nel posto giusto.

Quanto ci vuole per imparare le basi?

I fondamenti richiedono circa 12 settimane di pratica costante, due allenamenti a settimana. Il percorso completo è questione di anni, e il perché l'ho spiegato più su. Chi ti promette la stessa cosa in un weekend ti sta vendendo una scorciatoia che non esiste.

Non riesco a partecipare sempre a tutti e due gli allenamenti settimanali

Nessuno ci riesce lo do per scontato. C'è il lavoro, c'è la famiglia, ogni tanto c'è la salute: non ti chiederò mai conto di una serata saltata. Una cosa però te la dico chiara: le lezioni perse non si recuperano. Questo non è un cumulo di allenamenti da spuntare, è un corso con una sua progressione, e chi salta riprende da dove nel frattempo è arrivato il gruppo. Fai il conto sull'anno, non sulla singola settimana.

Posso venire una volta sola a settimana?

No. Il metodo è costruito su due allenamenti. Con uno solo il corpo non accumula abbastanza ripetizioni, e sotto stress resta solo ciò che hai ripetuto tanto.

Quanto costa davvero?

Non paghi un abbonamento mensile, paghi un corso annuale: 600 euro, dilazionati mese per mese, che fanno 60 euro al mese. Se entri a stagione iniziata paghi solo la parte che resta (chi comincia a ottobre paga 540, e così via).  A parte restano il tesseramento e l'iscrizione. Dentro ci sono due allenamenti a settimana in un gruppo di massimo 16 persone. Nessun vincolo e nessun contratto: se non fa per te o se a un certo punto dell'anno non vuoi o non puoi più continuare, ci stringiamo la mano e ognuno va per la sua strada

Perché servono il certificato medico e l’assicurazione anche per la prova?

Perché senza di quelli sei scoperto tu, prima ancora che io. So che molti fanno provare senza chiedere niente: sono fuori regola, e se durante la prova capita un infortunio tu non sei coperto da nessuna assicurazione e io sono fuori norma. Servono un certificato medico non agonistico e 15 euro per attivare l'assicurazione, e li sistemiamo prima che tu salga sul tatami. Cinque minuti di carte, e poi ci alleniamo tranquilli.

Non conosco nessuno, entro in un gruppo già formato

Il gruppo c'è già, è vero. Ma è fatto di persone normali, non è un club chiuso: Tommaso, 48 anni, racconta che a convincerlo sono state proprio le persone che ha visto la prima sera che è venuto a chiedere informazioni. Sedici allievi sono pochi abbastanza perché in due settimane ci si conosca tutti, e perché quando manchi qualcuno se ne accorga.

Cosa porto alla settimana di prova?

Abbigliamento comodo e una bottiglietta d'acqua, niente altro. Il gi serve dopo, se decidi di restare. Certificato e assicurazione li sistemiamo insieme la prima volta che ci vediamo, nella mezz'ora che prenoti qui sotto.

Se la tua domanda non è qui, scrivimi: eugenio@dojoshinsui.com oppure Whatsapp. Alle volte ci metto un pochino, ma rispondo sempre

Info pratiche

Dove siamo

Dojo Shin Sui SSD a r.l.

via Tripoli 4, Alessandria
(da settembre 2026)

Quando

Corso Urban Budo: martedì e giovedì

Preparazione fisica 19:00-19:50
Lezione 20:00-21:00

Dojo Shin Sui ssd a rl
Sede legale: via Tripoli, 4 - 15121 Alessandria
Sede operativa: via C. Colombo, 8 - 15121, Alessandria
P.Iva: 02480240064
SafeGuard: Vito Garofalo
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