Le 6 domande che fanno tutte le persone che vogliono iniziare un corso di difesa personale

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Sono pronto a metterci la mano sul fuoco: se vieni al dojo per avere informazioni sul corso di difesa personale mi farai queste 6 domande.

Come lo so? Perché in questi 11 anni di attività ogni persona che voleva informazioni sulla difesa personale mi ha sempre fatto queste  6 domande.

Così, per tagliare la testa al toro e permetterti di avere le idee più chiare, ho deciso di registrare questo podcast.

Almeno avrai subito qualche indicazione precisa qualora tu stia pensando di iscriverti ad un corso di autodifesa.

1. Imparo davvero a difendermi? 

Può sembrare una domanda stupida, ma non lo è. Ed è quella che mi viene fatta più frequentemente.

Seguire un corso di difesa personale non ti dà la garanzia di essere in grado di difenderti da un aggressore e chi dice il contrario lo fa per vendere.

Ci sono troppi fattori in ballo in un’aggressione reale e nessuno ti può garantire di saperti davvero difendere alla fine di un corso.

La verità è che dipende. Dipende da 4 fattori:

  1. Il programma tecnico, che si deve basare su soluzioni tecniche realmente applicabili e che tengano conto di tutte le variabili che ci sono in un’aggressione in strada.
  2. Le metodologie di allenamento, che devono insegnarti a gestire lo stress e la paura (e quindi si devono basare su esercizi di simulazione e esercizi sotto stress indotto).
  3. La presenza di approfondimenti dedicati alla teoria e alla psicologia della difesa personale. Perché capire come e perché nascono le aggressioni e come pensa l’aggressore ti permette di prevenire, evitare e farmace sul nascere la maggioranza delle aggressioni
  4. Da te. Se vuoi imparare la difesa personale devi metterti alla prova, faticare e accettare che dovrai raschiare il fondo del barile. Quindi se non sei disposto a metterti in gioco, affrontare i tuoi limiti e “farti il mazzo” non sarai mai in grado di gestire un’aggressione.

2. Non ho mai fatto niente, è un problema?

No. Anzi a volte è  più semplice insegnare a chi non ha mai fatto nulla piuttosto che ha chi ha già praticato arti marziali e sport da combattimento.

Questo perché chi ha un passato negli sport da combattimento o nelle arti marziali spesso ha difficoltà a “svuotare la tazza” ed affrontare lo studio della difesa personale come un qualcosa di parallelo alla sua esperienza, ma diverso.

Arti marziali e difesa personale, se pur studino lo stesso argomento, giocano due campionati diversi. Quindi non è necessario avere delle conoscenze pregresse.

Per quanto riguarda i limiti tecnici in realtà non ce ne sono. Bisogna allenare soluzioni tecniche che si possano applicare in un contesto di paura e forte stress adrenalinico. Ciò fa ricadere la scelta solo su soluzioni semplici e sempre applicabili e non su tecniche coreografiche o complesse.

Ecco perché mi piace dire che la difesa personale è “democratica” e adatta a tutti.

3. Quante volte alla settimana devo praticare?

La difesa personale lavora principalmente su due obbiettivi:

  1. Cambiare la forma mentis di chi la pratica
  2. Creare degli automatismi

Per riuscirci sono necessari tanto lavoro e impegno. Ecco perché il minimo è frequentare un corso 2 volte alla settimana. Con una volta non ci fai nulla.

Ciò significa che i corsi brevi non sono efficaci?

No, i corsi brevi sono un’ottima soluzione. A patto che siano corsi intensivi e che siano ben strutturati. Inoltre devono avere dei ripassi programmati.

4. Va bene per dimagrire e rimettersi in forma?

No. Questa è una trovata di marketing ideata per portare più gente a iscriversi ai corsi.

L’allenamento per il dimagrimento è una cosa complessa e non può essere ottenuto con un corso di gruppo di un paio di volte a settimana. Per dimagrire devi seguire un programma specifico, preferibilmente con un personal trainer.

Discorso simile vale per la “fitness”, ovvero “l’efficienza fisica”. 

Per poter migliorare realmente lo stato di forma del tuo corpo devi seguire degli allenamenti specifici e personalizzati.

C’è un però da aggiungere. 

La difesa personale strizza l’occhio in modo impressionante all’allenamento evoluzionistico. Potremmo quasi considerarla una branca di questa metodologia di allenamento.

Se l’istruttore del corso fosse molto competente potrebbe inserire, all’interno di un corso di un’ora e mezza di allenamento, una prima mezzora dedicata all’allenamento evoluzionistico adattato al gruppo. In questo caso si avrebbe la botte piena e la moglie quantomeno alticcia.

Su una cosa, invece,  la difesa personale può fare molto: lo stress. Non c’è niente di più liberatorio di tirare un pugno ad un colpitole.

5. Non rischio di farmi male?

Se il corso è fatto bene sì. Stiamo comunque parlando di un’attività da contatto con esercizi sotto stress e di simulazione a contatto pieno.

Ma, ad oggi, grazie all’utilizzo corretto delle protezioni e seguendo un programma che ti accompagna in questo viaggio (e non che ti butta in mezzo alla tempesta senza alcuna preparazione) si possono ottenere ottimi risultati rischiando davvero poco.

Un esempio? Nell’arco di 11 anni, nel mio dojo, ci sono stati solo 2 incidenti.

Se le cose vengono fatte bene il rischio è molto contenuto.

6. È pieno di gente montata?

Dipende dall’insegnante e da come gestisce il corso.

Da me no. Odio quel genere di ambiente. 

Personalmente voglio lavorare solo con persone educate e con la testa sulle spalle, che rispettano i propri compagni, che si aiutino a vicenda, si impegnino, ma che abbiano anche voglia di divertirsi e ridere quando ce n’è la possibilità.

Il modello “Cobra Kai” non mi piace.

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Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda karate autentico ad Alessandria e nel web e insegna a riconoscere, prevenire e combattere la violenza. Oltre al sui dojo di Alessandria gestisce il canale YouTube di karate tradizionale più seguito d'Italia. Ha ideato il metodo di autodifesa Urban Budo che è stato riconosciuto dal CONI nel 2019. Nel 2013 ha pubblicato assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e, nel 2020, "Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".

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La lettera permette di entrare in intimità con l’altra persona, fare confessioni che non avresti mai avuto il coraggio di fare a voce e condividere segreti.

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