L’eterno e il futuro: il mio fitness nell’epoca del Covid – di Alessandro Coscia

La lingua giapponese adopera il termine shin per indicare tre fattori: mente, cuore ed essere.
Detto trinomio funge da colonna portante nei giorni oscuri della pandemia, specialmente quando la nevrotica epifania dei colori regionali mi impone di riscrivere il tran-tran quotidiano.

Il tavolo da lavoro (dove riposano libri, evidenziatori e calcolatrici) si è impreziosito di tabelle recanti gli appuntamenti con Vale Fitness Rebel (un training funzionale che, secondo i miei piani, quest’estate mi permetterà di esibire bicipiti da urlo). Sì, ho scoperto l’importanza del fitness a trent’anni, entrando- guarda caso- nel dojo di Eugenio Credidio che- appunto, guarda che caso- si chiama “Dojo Shin Sui”.
Dunque non sono un esperto di educazione fisica o di benessere in generale, bensì un praticante appassionato.

Il punto è il seguente: per circa quattro anni ho seguito il programma “FunctionAl Club” e, passo dopo passo, ho scorto miglioramenti fisici e mentali che non mi aspettavo (tonicità, fluidità psico- fisica). Corpo e mente si sono trasformati e, senza rendermene conto, anche le giornate subivano un lieto mutamento. E’vero ciò che sta scritto sul sito dojoshinsui.com: il training funzionale migliora la mobilità.
Poi giunge la pandemia e le sessioni di ginnastica si svolgono on line: cavalco l’opportunità, da Aprile 2020 a Febbraio 2021.

La difficoltà maggiore è quella di obbedire alla rigida disciplina della day routine che deve vincere pigrizia e sconforto.

L’eterno

Per tenere alta la motivazione ho dovuto nutrire la creatività, quindi fabbrico calendari volti a fornire stimoli visivi (Martedì 5 Gennaio: ore 18, allenamento. Foto del sole e affermazione consolatoria: “Spacca tutto!”; Giovedì 7 Gennaio: ore 18, allenamento. Immagine di una danzatrice, autoammonimento: “Ascesi! Disciplina!”).

Eppure c’era qualcosa da mettere a posto, perché la volontà calava di ora in ora. Inizio, così, a studiare un metodo valido che potesse ricondurmi all’entusiasmo.

L’idea migliore è stata quella di accettare la pigrizia. Successivamente faccio un gioco: cambio nome alle cose che sono abituato a chiamare in un certo modo.

Ad esempio, se esco a fare una passeggiata non sto semplicemente camminando, ma sto esplorando; affacciarmi al balcone per osservare la luna piena vuol dire gustare uno spettacolo. Strutturare il lavoro sul fitness diventa “fare prevenzione”: ecco la chiave.

L’immaginazione è ciò che mi rimane in questi giorni sospesi; dare un nome diverso alle cose vuol dire guardarle in modo nuovo.

Ma c’è di più. L’atto di sottoporre il fisico allo sforzo non costituisce soltanto una pratica preventiva contro acciacchi o malattie, ma come insegnano gli antichi Greci, è un rituale che connette l’essere umano al cosmo: lo storico Ludwig Deubner scriveva che i Giochi Olimpici erano “giochi sacri”, concepiti come un atto culturale in onore della divinità (fonte: Le donne in Grecia, editori Laterza, a cura di Giampiera Arrigoni). Poiché l’uomo, a mio parere, sta diventando sempre più un cyborg, in quanto esageratamente assistito dalla tecnologia, occorre dirigere lo sguardo verso l’imperscrutabile buio delle cose, che alcuni chiamano mistero, altri spirito. E’ un gioco di nomi che rimanda ad un solo concetto: siamo universo.


Fare ginnastica, dunque, può diventare il sentiero verso ciò che è altro e contemporaneamente dentro di noi: l’eternità. Il corpo, durante la ginnastica, è parte del tutto, proprio per lo stesso motivo secondo cui la mente non giace solitaria, ma “è shin”, è collegata al cuore e all’essenza dell’essere umano. Egli, davanti all’infinito, è un’infinità di respiri che rimano silenziosi: capita, allora, che durante una sessione outdoor di squat io mi senta in relazione con il vento, gli animali e gli alberi (persino un raggio di sole in camera può variare lo svolgimento del training).

Esiste un approccio olistico alle attività quotidiane che provoca cambiamenti curiosi: è il caso della camminata (pardòn, delle esplorazioni) la quale fa bene al cuore e rallenta l’invecchiamento del cervello. Shane O’Mara (autore di Camminare può cambiarci la vita, Einaudi) rammenta che l’esercizio regolare e metodico genera nuove cellule nell’ippocampo: un’area preposta all’apprendimento e alla memoria. Ma specifica altresì che durante il movimento migliorano l’udito, la vista e i tempi di reazione. Insomma, fare sport obbliga a fare i conti con il mondo dentro e fuori di noi. L’azione sportiva modifica l’apparato celebrale attraverso il rilascio di serotonina ed endorfine, produttrici di benessere; per non parlare della pratica giapponese dal tono poetico: “Bagno nella foresta” (Shinrin-yoku), che prevede passeggiate in ambienti naturali e soste accanto agli alberi.

Infondo, “il movimento è ciò che ci permette di partecipare alla vita” (video “La gioia di muoversi”, Luca Mazzucchelli, psicologo, psicoterapeuta; canale Youtube: Psicologia – Luca Mazzucchelli). Allenarsi non è altro che gattonare, saltare, correre come facevamo da bambini, immersi in azioni confinate nel “senza tempo” di dantesca memoria: Facevano un tumulto, il qual s’aggira/sempre in quell’aura sanza tempo tinta, come la rena quando turbo spira (Inferno, canto III).

Il poeta fiorentino incrementò il patrimonio linguistico italiano mediante l’utilizzo di provenzalismi e latinismi, questi ultimi provenienti dalle Sacre Scritture, dalla letteratura classica e dalla scienza medievale. Nomi, parole: senza l’immaginazione sarebbero elementi isolati.
Noi, come Dante, abbiamo la possibilità di connettere i saperi e integrarli nella vita ordinaria; così fare fitness non è più un mero sacrificio svolto in camera, ma un metodo che genera una risposta ecologica ai bisogni universali, primo fra tutti la custodia dell’ambiente.

Il futuro

Per assecondare l’ondata creativa che ha investito la mia mente, stilo il programma settimanale. Questa volta, però, impugno un foglio F4, bianco, senza caselle né bordi: alle diciotto faccio Prevenzione, domani mi dedico alla Stimolazione dell’inconscio (giuro che non è una pratica perversa, bensì l’acquisto di una torta al cioccolato) e Sabato preparo pozioni alchemiche (cucino favolosi biscotti al burro).

Il setup gagliardo tuona fra le pagine dei giorni pandemici; momenti angoscianti. La kettlebell ed io siamo diventati gli ingranaggi della nuova normalità casalinga: torneremo, un giorno, ad allenarci in gruppo, a riempire gli spogliatoi di risate e docce calde. Riprenderanno le cene natalizie, le pulsazioni collettive collegate al cardiofrequenzimetro; ci guarderemo ancora negli occhi, spiaccicando la schiena sudata sul pavimento, nel tentativo di mimare una flessione. Trotteremo come lucciole impazzite nei lunghi giri di skip, arriveranno fiumi di acido lattico a ricordarci quanta fatica è necessaria per mantenere sano il fisico, mentre fuori i comuni mortali si accingono all’aperitivo del Giovedì (sigh!).

Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda, nel suo dojo e attraverso il web, karate puro e autentico, raffinato da anni di pratica. Insomma una vera rarità per intenditori e appassionati. Oltre al piccolo dojo di Alessandria gestisce uno dei canali YouTube sul karate più seguiti in Italia. Nel 2013 ha pubblicato, assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e nel 2020 Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".

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