Ad Alessandria nasce un nuovo metodo di difesa personale

L’ufficializzazione è arrivata nel 2019, ma con la pandemia che si espandeva come un’ombra, le palestre chiuse e gli sport da contatto fermi la notizia è passata in sordina.

Nel 2019 il metodo di difesa personale Urban Budo ideato da Eugenio Credidio, presidente del Dojo Shin Sui di Alessandria (che poi sarei io),è entrato a far parte dalle discipline riconosciute dal CONI ed è stato riconosciuto dal Centro Sportivo Educativo Nazionale (CSEN).

C’è voluta parecchia documentazione e un iter di due anni per il processo di riconoscimento e validazione. Ma alla fine è arrivato l’ok.

La domanda che viene da farsi è: era davvero necessario un nuovo metodo di difesa personale?

Sì.

Era necessario un nuovo metodo di difesa personale perché quelli che esistono oggi lasciano un vuoto: non rispondono ai bisogno e alle domande reali di chi vuole imparare a difendersi.

Chi vuole imparare a difendersi ha tre scelte a disposizione: seguire dei corsi di metodologie militari, seguire dei corsi di difesa personale da “intrattenimento” o seguire dei corsi di arti marziali o sport da combattimento.

E nessuna di queste 3 possibilità dà una persona onesta e completa alle persone normali che desiderano imparare a cavarsela se si trovassero in una brutta situazione.

I corsi di metodologie militari accolgono per lo più persone esaltate che si allenano più per la necessità di alimentare il proprio ego e il proprio machismo che per imparare a difendersi.

I corsi di difesa personale da”intrattenimento” si basano su tecniche non applicabili in situazioni reali e si limitano a far passare ai corsisti del tempo piacevole assieme dando loro l’illusione di essere in grado di reagire qualora venissero aggrediti.

Arti marziali e sport da combattimento non considerano le dinamiche di un’aggressione in strada e, per quanto efficaci a livello tecnico, danno un’insegnamento zoppo.

Nessuna di queste opzioni considera gli aspetti di prevenzione dell’aggressione, le dinamiche antecedenti alle aggressioni e la gestione del dialogo, che sono gli strumenti più potenti che una persona possa avere nel suo arsenale.

E inoltre nessuno adopera realmente le metodologie sotto stress indotto e di simulazione in contesto urbano, che sono l’unico vero strumento utile per imparare a gestire lo stress che si crea durante un’aggressione.

Mi permetto di scrivere queste cose con serena fermezza dato che pratico arti marziali da quando non sapevo ancora scrivere e studio difesa personale da prima che il krav maga arrivasse in Italia.

Ci voleva qualcosa di diverso. Ci voleva qualcosa che:

  • Considerasse che le persone vogliono imparare a difendersi sono persone normali e non soldati di élite,
  • Non insegnasse solo a reagire fisicamente in modo efficace, ma anche a prevenire le aggressioni,
  • Insegnasse alle persone a gestire la paura e l’adrenalina durante uno scontro,

Insomma ci voleva qualcosa di onesto.

“Ma se capitasse a me, cosa sarei in grado di fare?”

Niente.

Quando vedevo i video di un’aggressione in strada mi facevo sempre questa domanda: “Ma se capitasse a me, cosa sarei in grado di fare?” e la risposta che mi davo, nonostante gli anni di pratica e studio, era sempre la stessa: niente.

Nessuna delle discipline che avevo studiato mi dava quel minimo di serenità per dire: “Se mi succedesse qualcosa riuscirei almeno a tornare a casa” 

Questo perché la strada è più complicata di un esercizio in palestra. Ha più variabili da gestire. Ci sono il dialogo, l’ambiente, i vestiti, gli oggetti, la paura, l’adrenalina.

E allora, nel 2012, decisi di mollare tutto e di iniziare a studiare e sperimentare per mio conto, sulla mia pelle e con l’aiuto dei miei allievi.

Iniziai ad affiancare alle tecniche elementi di teoria e psicologia dell’aggressione, di criminologia, di comportamentalismo e, soprattutto, commisi un sacco di errori.

Ma se non provi, sperimenti e sbagli non riuscirai mai a ottenere il risultato che cerchi.

Alla fine quello che ne è venuto fuori è Urban Budo.Questo perché la strada è più complicata di un esercizio in palestra. Ha più variabili da gestire. Ci sono il dialogo, l’ambiente, i vestiti, gli oggetti, la paura, l’adrenalina.


I 6 pilastri per fare la differenza

La differenza rispetto a quello che esiste già e che si è praticato fino ad oggi sta nei suoi 6 pilastri.

1. Una preparazione fisica specifica per la difesa personale

Qual è la miglior tecnica di autodifesa? La fuga.

Ma se non sei in grado di correre per 200 metri hai un problema.

Per questo uno dei pilastri di Urban Budo è una preparazione fisica specifica per la difesa personale.

Cosa intendo? Intendo una preparazione fisica che:

  • Abbia solide basi scientifiche,
  • Consideri quello che può accadere durante un’aggressione (modello prestativo)
  • Si costruita attorno alle caratteristiche delle persone che frequentano il corso.

2. Nella semplicità risiede l’efficacia

Io alleno il padre di famiglia, la studentessa, il magazziniere o l’impiegata.

Alleno persone normali, vere, che non passano tutta la loro giornata ad addestrarsi e che se si trovassero in pericolo avrebbero paura e ansia.

Quindi ho ridotto il programma tecnico all’osso e ho tenuto solo quelle soluzioni tecniche che, negli anni di sperimentazione che mi hanno portato a ideare Urban Budo, hanno funzionato nelle simulazioni di aggressione o nella vita reale.

Io alleno il padre di famiglia, la studentessa, il magazziniere o l’impiegata.

3. Capacità di adattamento

Difendersi in strada è come giocare una partita a Monopoli dove, a ogni tiro di dadi, devi pescare una carta Imprevisti.

Magari ti fanno cadere, magari ti aggrediscono mentre sei in un ascensore, magari ti trovi schiena al muro.

Per potersela cavare bisogna essere in grado di adattarsi ad ogni situazione e per farlo bisogna allenarsi con metodologie specifiche come gli allenamenti in scenario e le metodologie di allenamento situazionale.

4. Gestione del dialogo

In strada chi ha il controllo del dialogo ha il controllo della situazione.

Con il dialogo l’aggressore può terrorizzare, creare trappole o distrarre.

Per questo è importante saper gestire il dialogo e studiare le strategie per sfruttarlo a proprio vantaggio.

5. Controllo della paura e dell’adrenalina

La paura è un’alleata potente del tuo aggressore e se non la saprai gestire, per quanto tu sia abile in palestra, fuori sarai una preda facile.

Ma la paura, assieme all’adrenalina, si possono imparare a controllare.

A questo servono gli esercizi sotto stress indotto: esercizi a difficoltà crescente che insegnano al praticante a gestire la paura e l’adrenalina.

Ma niente paura: niente robe alla “soldato Jane”: ogni esercizio e metodologia viene adattata in base al livello di abilità ed esperienza del praticante.

6. Fury Sunday

Una volta ogni 2 mesi organizzo coi ragazzi degli allenamenti speciali in ambiente urbano dedicati esclusivamente a esercizi di scenario e simulazioni.

Ogni simulazione viene strutturata in base all’esperienza e alle conoscenze dell’allievo che vi prende parte.


Una confessione

Io ho il terrore di trovarmi in una situazione pericolosa, violenta e brutale come un’aggressione in strada

Credo sia per questo ho iniziato a studiare ossessivamente la violenza: perché mi fa paura.

Da bambino e da ragazzo ho vissuto sulla mia pelle l’incubo del bullismo e so cosa significa aver paura, sentirsi insicuri e inermi.

Penso sia per questo che ho sentito la necessità di dar vita a qualcosa di nuovo, qualcosa che possa dare dare una risposta concreta e onesta a chi non si sente sicuro o a chi, semplicemente, vuole praticare un’attività sportiva dinamica che possa avere anche un risvolto utile.

Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda karate autentico ad Alessandria e nel web e insegna a riconoscere, prevenire e combattere la violenza. Oltre al sui dojo di Alessandria gestisce il canale YouTube di karate tradizionale più seguito d'Italia. Ha ideato il metodo di autodifesa Urban Budo che è stato riconosciuto dal CONI nel 2019. Nel 2013 ha pubblicato assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e, nel 2020, "Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".

Ci sono cose che puoi dire solo agli amici...

Amo scrivere lettere.

La lettera permette di entrare in intimità con l’altra persona, fare confessioni che non avresti mai avuto il coraggio di fare a voce e condividere segreti.

Per questo sto cercando degli amici di penna.

Persone con cui condividere riflessioni, pensieri, schemi, pagine del mio diario di allenamento, esperimenti che ho fatto a lezione. Insomma tutte quelle cose intime che non mi va di buttare tra le fauci del web.

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