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“Posso difendermi con il karate?”

“Se imparo il karate sarò in grado di difendermi?”

“Il karate è efficace per la difesa personale?”

Queste sono le domande che ho letto più frequentemente nei commenti o che mi avete fatto direttamente sui miei contatti social dopo che ho pubblicato la mia recensione sulla serie Cobra Kai (se non hai visto la recensione la trovi qui: https://dojoshinsui.com/cobra-kai-la-recensione-di-un-insegnate-di-karate/).

Qualcuno mi ha anche chiesto “Se imparo il karate sarò in grado di difendermi e di fare quello che ho visto nella serie?”.

Prima di tutto facciamo una distinzione tra quello che sono delle coreografie di un serie televisiva e quello che è un’ aggressione reale in strada.

Quello che vedi in Cobra Kai, o in qualsiasi altro film o serie Tv basata sulle arti marziali, è una finzione cinematografica. Sono coreografie studiate a tavolino e provate e riprovate centinaia di volte e NO: non sono applicabili in un contesto reale di aggressione.

A questo punto arriviamo alla domanda vera e propria: 

Il karate è efficace per la difesa personale?

La verità? Non tanto. Soprattutto quello che viene insegnato oggi in buna parte dei dojo.

Lo so che adesso riceverò centinaia di commenti carichi di insulti, soprattuto da parte di insegnanti e praticanti, ma mi spiace signori, io palle non ne dico. 

E prima di partire con le vostre critiche e invettive “svuotate la tazza” e ascoltate cosa ho da dirvi.

Sotto un punto di vista tecnico il karate è eccezionale.

Il karate tradizionale ha tutto: colpi, parate, lavori sugli spostamenti e sulla distanza, proiezioni, rotture…persino le testate! Il karate è micidiale! Proprio perché è stato ideato appositamente per la difesa personale.

Il problema non sta nella tecnica, ma nelle metodologie di allenamento.

Un’aggressione in strada è un evento feroce e brutale dove dobbiamo gestire parecchie variabili:

1. L’aggressore:

È feroce, brutale e non collaborativo. Il suo unico scopo è farci più danni possibili anche giocando sporco. Inoltre può essere armato, sotto effetto di stupefacenti o avere degli amici che gli danno man forte.

2. Il dialogo:

Un’arma potentissima nelle mani di un aggressore perché gli permette di distrati, di farti paura e di chiudere le distanze, potente così attaccarti all’improvviso e quando sei più vulnerabile. Il dialogo può essere anche costituito da rituali di sfida che servono per vedere come ti comporti e per valutare se sei una “preda facile” oppure no.

3. La distanza:

Tutte le aggressioni avvengono a corta distanza, corpo a corpo. Raramente si pratica lo studio di questa distanza nel karate.

4. L’ambiente:

È differente essere aggrediti in un vicolo, in un parcheggio, in un bagno pubblico, schiena al muro o sulla ghiaia. L’ambiente ha delle insidie che spesso rappresentano uno svantaggio per la vittima ed un vantaggio per l’aggressore. Inoltre può essere usato contro di te. Un esempio? Se cadi a terra sarà piuttosto semplice prenderti la testa e sbatterla sul pavimento.

5. La paura e l’adrenalina:

Puoi essere un mostro a livello tecnico ma se non sarai in grado di gestire la paura e l’adrenalina sarai sempre carne da macello.

6. La stanchezza:

Un aggressore colpisce sempre quando reputa che la sua preda sia vulnerabile. Quindi è altamente probabile che se mai ti dovessi trovare a gestire un’aggressione in strada sarà di sera e probabilmente quando sarai stanco. 

7. Gli abiti:

Un conto è allenarsi in gi o in tuta da ginnastica e un conto è doversi difendere quando si indossa un cappotto, un paio di jeans o una gonna. Gli abiti ti possono impedire di svolgere determinati movimenti e ti possono rendere più vulnerabile.

E potrei andare ancora avanti.

L’unico modo per imparare a gestire tutte queste variabili è sottoporsi a metodologie di allenamento specifiche come gli esercizi sotto stress indotto e le simulazioni. 

E no! Non iniziate a dire “Ma io mi alleno al combattimento a contatto pieno” o “Io insegno le applicazioni”: in un contesto reale questo tipo di allenamento è pressoché inutile.

Non ci credi? Allora ti racconto a cos’è successo al Maestro Ornaghi (Paolo), un caro amico con cui spesso mi confronto proprio sui temi della difesa personale.

Parecchi mesi fa scrisse un post su Facebook dove raccontava che aveva avuto uno scontro verbale in  strada.

Quello che l’ha stupito è stato che, nonostante siano anni che si allena duramente e a contatto, nel momento in cui la persona di fronte a lui ha iniziato ad alzare la voce e ad aver un fare realmente aggressivo, Paolo si è sentito come pietrificato.

E così chiedeva ai suoi vari colleghi se fosse mai successo anche a loro e se avessero dei consigli da dargli per “condizionarsi” alla paura.

E da lì via a frasi del tipo:

“Inizia facendo qualche gara di kumite così impari a gestire un  po’ le tue paure.”

“Pratica dura, allenamenti tosti con contatto fisico al limite, sviluppano il senso del combattimento da strada. Oggi si teorizza troppo, la pratica marziale è simile a quella militare. Il condizionamento mentale di un guerriero parte da un duro e pericoloso allenamento fisico.”

Posso essere franco? CAZZATE!

Paolo ha reagito così non perché non si fa il mazzo quando si allena, anzi. Paolo ha reagito così perché si è trovato in una situazione totalmente diversa da quelle a cui era abituato e non l’ha saputa gestire. Come sarebbe successo a chiunque. Perché, esattamente come per l’allenamento fisico, il condizionamento allo stress è specifico.

Se non ne sei convinto di ciò che ti dico ti faccio un altro esempio.

Alcuni anni fa la Rocky Mountain Application Training ha condotto uno studio. Hanno chiesto ad un gruppo di marzialisti di sottoporsi ad un esercizio di simulazione con il red man (puoi leggere il mio articolo qui: https://dojoshinsui.com/simulazioni-e-difesa-personanlesono-davvero-utili).

Cosa succede in questi esercizi? Una persona veste una sorta di armatura e interpreta il ruolo dell’aggressore (il red man appunto) e chi esegue l’esercizio deve difendersi all’aggressore qualsiasi cosa accada.

Il risultato? la maggior parte dei marzialisti non è stata in grado di reagire perché nelle simulazioni c’era una parte di dialogo!

Il kumite e le applicazioni sono pratiche utilissime, ma se vuoi davvero imparare a difenderti (e se vogliamo davvero insegnare ai ragazzi a difendersi) lo puoi fare solo sottoponendo a metodologie specifiche. E questo non lo puoi fare guardando i miei video.

Devi trovare un buon Maestro che conosca questo tipo di metodologie di lavoro e te le faccia allenare, seguendo i giusti tempi e i giusti step.

Il problema è che in Italia sono davvero pochi gli insegnanti che lo sanno fare, indipendentemente dalla disciplina che praticano.

È per questo che spesso vengo contattato da insegnanti di arti marziali e difesa personale che mi chiedono consigli o pareri su questo argomento.

Devi sapere, infatti, che io amo immensamente il karate, ma non sono un amante infedele: ho una relazione clandestina con la difesa personale!

Tutto ciò che riguarda la psicologia e la teoria della difesa personale, la psicologia dell’aggressore, le metodologie di gestione della paura e di allenamento basate sulla realtà mi affascina moltissimo e in questi ultimi anni le ho approfondite davvero tanto.

E, visto che l’argomento è interessato tanto, appena riuscirò ad organizzarmi, registrerò qualche video proprio sulla difesa personale, sperando che ti possa essere utile quantomeno a scegliere l’insegnante giusto se sei interessato a questo argomento.

Spero di averti chiarito un po’ le idee. 

In ogni caso sai che se hai de dubbi o delle domande da farmi non devi fare altro che scrivermi a eugenio@dojoshinsui.com

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Eugenio
Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda, nel suo dojo e attraverso il web, karate puro e autentico, raffinato da anni di pratica. Insomma una vera rarità per intenditori e appassionati. Oltre al piccolo dojo di Alessandria gestisce uno dei canali YouTube sul karate più seguiti in Italia. Nel 2013 ha pubblicato, assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e nel 2020 Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".