Come tirare calci più precisi e potenti nel karate

Qualche sera fa, durante un allenamento, i miei allievi mi hanno detto una cosa che mi ha colpito.

"Dovresti fare una rubrica sui trucchetti di Eugenio, cioè tutti quei trucchetti che ci insegni per avere quelle piccole migliorie tecniche che però fanno una grande differenza."

Ho pensato: cavolo, che bella idea. Ed eccoci qua.

Benvenuto nella nuova rubrica I trucchetti di Eugenio. In ogni episodio analizzeremo un dettaglio tecnico preciso. Piccolo, ma importante.

In questo primo episodio parliamo dei calci. Nello specifico, di come migliorare la precisione usando il ginocchio come mirino.

È una cosa piuttosto semplice e in realtà anche piuttosto intuitiva che però va contro qualche sacro dettame tecnico che ci è stato passato dai super maestrissimi del passato.

Per cui bisogna approcciarsi con un po' di mente aperta. Se sei pronto, andiamo.

Il problema del caricamento tradizionale

Se sei cresciuto in un ambiente tradizionale, sai già come funziona. Ti hanno insegnato a caricare qualsiasi calcio — Maegeri, Yoko Geri, Mawashigeri — portando il ginocchio sopra la linea dell'anca. Poi distendi la gamba e dai il calcio.

In teoria è giusto. È anche un ottimo esercizio per imparare il movimento base.

Il problema arriva quando lo usi sul serio. Sui colpitori, sugli scudi, nel kumitè.

Proviamo con il Maegeri.

Noi siamo qua, io porto il ginocchio su, ma se io vado a distendere la gamba, il calcio tenderà ad andare verso l'alto.

Esatto. Con il ginocchio alto, quando distendi, il calcio sale. Diventa un keage o un kekomi al viso. Se invece vuoi colpire dritto — alla pancia, per esempio — il calcio tende ad andare con la pianta del piede. Non è quello che vuoi.

Il risultato?

Spesso il calcio vada fuori bersaglio.

L'ho notato con i miei ragazzi. Succede nel karate, ma anche quando insegno i calci nel corso di Urban Budo, il mio metodo di Ju Jitsu Moderno.

Il problema si vede ancora di più sui calci bassi. Chiedo di colpire al ginocchio, loro caricano in alto — giusto, come gli ho insegnato — e poi devono adattarsi al volo. Perdono tempo. Perdono precisione.

È una cosa che in realtà con la pratica poi si aggiusta, si sistema, più lo facciamo e più riusciamo a capire come appunto correggere questo approccio con la distensione della gamba.

Vero. Con la pratica si migliora. Ma esiste un modo più diretto per risolvere il problema. Ed è quello di cui ti parlerò adesso.

Il ginocchio come mirino: la soluzione biomeccanica

La soluzione è semplice. Usa il ginocchio come un mirino.

Ho notato che se io adopero e dico ai ragazzi di adoperare il ginocchio come un mirino cambia tutto.

Quando punti il ginocchio verso il bersaglio, tutto si allinea. Il calcio diventa più preciso, più rapido, più incisivo. E sfrutti meglio la biomeccanica del tuo corpo.

Il problema dello stop

Con il metodo tradizionale, il movimento si spezza. Porti il ginocchio in alto, ti fermi un attimo, poi distendi la gamba. Quel piccolo stop è il problema.

Perché è un problema? Perché rompe l'inerzia. Hai creato energia con il caricamento, poi ti blocchi e la perdi. Da lì devi ripartire quasi da zero, come uno stantuffo.

Diventa molto più semplice tirare il calcio con precisione nel punto in cui lo voglio tirare e soprattutto il calcio poi quando viene eseguito beh tutto un altro sapore perché diventa più rapido più incisivo.

L’idea: mimare una ginocchiata

La mia idea è questa: non caricare il ginocchio in alto per poi fermarti. Carica come se stessi dando una ginocchiata.

La mia idea è quella di diciamo mimare più una ginocchiata così da sfruttare la distensione dell'anca della gamba d'appoggio, la flessione dell'anca della gamba che dà il calcio e sfruttare l'inerzia creata per proprio lanciare il calcio.

In questo modo non c'è stop. L'inerzia del caricamento si trasforma direttamente nel calcio. Il movimento è continuo, fluido, più difficile da leggere.

Come funziona in pratica

Il principio è semplice.

Il ginocchio mi dà il punto, indica il punto in cui arriverà il piede a causa della sua distensione.

Vuoi colpire in basso? Punta il ginocchio in basso. Vuoi colpire in alto? Punta il ginocchio in alto. La distensione della gamba porta il piede esattamente dove il ginocchio stava puntando.

La regola pratica è questa: se vuoi tirare il calcio lì, il ginocchio deve puntare lì.

Applicato al Maegeri, il risultato è chiaro. Il calcio è più rapido. È più difficile da leggere. E non perdi l'accelerazione che hai creato con il caricamento.

Non è un dogma. È qualcosa che devi provare. Mettilo in pratica e vedi cosa cambia.

Yoko Geri: quando il mirino è il tallone

Nello Yoko Geri il discorso cambia un po'.

Nel Maegeri usi il ginocchio come mirino. Qui no. Qui il mirino è il tallone.

Come si carica

Il caricamento parte così: porti il ginocchio verso il petto. Fin qui uguale. Ma stavolta è il tallone — allineato al gluteo — che punta verso il bersaglio.

Ginocchio che va verso il petto e tallone questa volta è il mio mirino.

Il ginocchio e il tallone non sono perfettamente sulla stessa linea. Ma fare finta che lo siano è un riferimento comodo. Ti aiuta a non sbagliare posizione. Ti evita di aprire troppo e perdere il controllo del calcio.

In questo caso usiamo il tallone.

L’errore più comune

Questo è il punto dove molti si perdono — anche cinture marroni e nere.

Confondono lo Yoko Geri con il Mawashigeri. Fanno un keage invece di un kekomi. Il calcio va su, non va dritto.

Perché succede?

Spesso i ragazzi sfruttano la rotazione dell'anca per lanciare sta zappata facendo un keage in realtà non riuscendo a fare un kekomi perché il gluteo non è abbastanza forte per tirar su la gamba.

In poche parole: manca forza nel gluteo. Oppure manca mobilità all'anca. Il corpo trova una scorciatoia e il calcio ne risente.

Quando funziona davvero

Se la muscolatura è abbastanza forte e l'anca è mobile, il risultato cambia tutto.

Porti il ginocchio al petto, punti il tallone, distendi la gamba. La rotazione del piede a terra aggiunge un'extra rotazione dell'anca. Tutto si combina: distensione, rotazione, accordanza biomeccanica.

Lo yoko geri diventa una bella mina, chiamiamola così.

Il consiglio pratico

Non è un calcio semplice. Richiede lavoro specifico su glutei e mobilità dell'anca.

Se vuoi eseguirlo bene, devi costruire la base fisica giusta. Solo così il tallone diventa davvero un mirino preciso — e il calcio arriva dove vuoi, con tutta la potenza che meriti.

Mawashigeri: il ginocchio torna protagonista

Per il Mawashigeri, il ginocchio torna ad essere il mirino. Vediamo perché.

Il metodo tradizionale e il suo limite

Nel Mawashigeri tradizionale si carica ampio. È quasi come una ginocchiata circolare. Con il metodo classico, ruoti e arrivi con la tibia allineata al bersaglio.

Il problema è doppio.

Prima di tutto, il calcio tende ad andare di lato invece che verso il bersaglio frontale. Poi c'è un problema biomeccanico.

Io arrivo qui. Sono qua. Qua l'anca è piegata. Cosa vuol dire? Vuol dire che il mio femore è vicino al mio bacino. Quindi quando io vado a dare il calcio, sfrutto solo la distensione del ginocchio.

In pratica, usi solo il quadricipite. Perdi molta potenza.

Dove sta la vera forza del Mawashigeri

La forza di questo calcio nasce dalla rotazione e dalla gamba stesa. Quando esegui il calcio bene, il femore e la coscia sono dietro rispetto al bacino. È quasi come l'esercizio di allungamento del quadricipite — solo che lo fai in movimento.

In quella posizione succede qualcosa di interessante.

Un muscolo trazionato riesce a generare più forza rispetto a un muscolo non trazionato.

Il bacino è aperto. Il quadricipite è in tensione. La rotazione dell'anca aggiunge ulteriore potenza. Tutto si combina e il calcio diventa davvero efficace.

Il ginocchio come mirino

Anche qui, come nel Maegeri, il principio è lo stesso.

Se voglio essere preciso e sfruttare tutta la biomeccanica di questo movimento devo portare il ginocchio a essere il mio mirino.

Vuoi colpire in basso? Il ginocchio punta in basso. Vuoi colpire al medio? Il ginocchio punta al medio. Il piede segue dove il ginocchio indica.

Solo così la sommatoria delle forze lavora a tuo favore. Solo così il calcio esprime tutta la sua potenza.

Un consiglio pratico

I Mawashigeri alti li lascio ai giovani e a chi fa agonismo. Io preferisco tenerli alle costole o al ginocchio. Ma il principio vale sempre, a qualsiasi altezza: il ginocchio deve puntare dove vuoi colpire.

Riepilogo e consigli pratici

Eccoci al punto. Tre calci, tre trucchetti.

  • Maegeri: il ginocchio è il mirino. Punti il ginocchio verso il bersaglio, poi distendi.
  • Mawashigeri: di nuovo il ginocchio come mirino. Parte da dietro, apri e vai.
  • Yoko Geri: qui il mirino cambia. Usi il tallone.

Maegeri ginocchio come mirino, Mawashigeri di nuovo ginocchio come mirino, Yoko Geri non abbiamo più ginocchio come mirino ma abbiamo il tallone.

L'obiettivo non è fare il punto. L'obiettivo è creare potenza vera.

L'idea è quella riuscire a sviluppare la potenza che mi interessa per colpire realmente e per creare, non per andare a fare il punto, ma per creare una tecnica di impatto.

C'è anche un quarto calcio: l'Ushiro Geri. Ma quello merita un video a parte. Stesso discorso per lo Yoko Geri, che è un calcio abbastanza insidioso.

Provaci e dimmi com’è andata

Questi trucchetti li uso per essere più preciso e per sviluppare più forza. Mettili in pratica. Vedi cosa cambia.

Provateci, provateci un sacco e fatemi sapere come vi viene, se vi dà dei benefici questo tipo di lavoro.

Se hai trovato altri escamotage, altri trucchetti, scrivimi. Mi fa sempre piacere confrontarmi.

Dove approfondire

Se vuoi andare più a fondo, nella descrizione del video trovi tutto:

Spero di averti dato degli spunti utili. Come sempre: buona pratica e alla prossima.

Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda karate autentico ad Alessandria e nel web e insegna a riconoscere, prevenire e combattere la violenza.
Oltre al sui dojo di Alessandria gestisce il canale YouTube di karate tradizionale più seguito d'Italia.

Ha ideato il metodo di autodifesa Urban Budo che è stato riconosciuto dal CONI nel 2019.

Nel 2013 ha pubblicato assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e, nel 2020, "Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".

I Pirati del Karate

Ogni settimana scrivo una mail riservata ai Pirati del Karate.

I karateka liberi della nostro Repubblica Indipendente.

Sono karateka liberi che praticano per la gioia di praticare, che si oppongono allo strapotere delle Federazioni e che vogliono salvare il Karate.

Scrivo loro approfondimenti, spunti, riflessioni, suggerisco libri e condivido strategie per l'allenamento.

Vuoi essere uno di noi?

Altri articoli che ti potrebbero piacere: