Come programmo le lezioni di karate nel mio dojo

Tutti gli insegnanti di karate lo sanno benissimo c’è un sacco da fare ma c’è pochissimo tempo per farlo

Se insegni karate, conosci bene questo problema. C’è tanto da fare e poco tempo per farlo. È una sfida che tutti noi affrontiamo.

Mi scrivete spesso, sia su YouTube che nella nostra community. Mi chiedete come gestisco la programmazione. Come supero la difficoltà di pianificare la stagione o le singole lezioni.

Il problema è chiaro: dobbiamo insegnare kion, kata, kumite. Dobbiamo preparare i programmi d’esame. Dobbiamo allenare i ragazzi per le gare. Dobbiamo curare la loro preparazione atletica. E poi c’è anche da farli sfogare un po’, insegnare i bunkai, fare difesa personale…

La lista è lunga, ma il tempo è sempre poco. In un mondo ideale, ci alleneremmo tutti i giorni per portare avanti bene il karate. Ma sappiamo che non è così.

Questa domanda mi arriva così spesso che ho deciso di portarti dietro le quinte. Voglio mostrarti come ho affrontato questo problema nel tempo.

Ti svelerò lo schema di programmazione che uso oggi. Un metodo che mi sta dando grandi risultati e soddisfazioni. Grazie a questo sistema, i miei allievi quest’anno sono riusciti a fare molte più cose rispetto al passato.

È il momento di entrare in punta di piedi nel Dojo Shin Sui e scoprire come organizzo le mie lezioni.

La complessità del karate e la tripartizione moderna

Se sei un insegnante di karate, conosci bene il problema della programmazione. Il karate è una disciplina ricchissima, con tantissimo materiale da allenare. Dobbiamo insegnare kihon, kata, kumite, difesa personale, bunkai, studiare le tecniche e molto altro ancora. Una vera valanga di materiale che andrebbe allenato con costanza.

Khion, kata kumite e le 3k sì sono il fondamento sacrosanto del karate ma come ben sapete è una tripartizione appunto moderna perché in antichità, quando si studiava il karate si studiava coi kata o gli esercizi in coppia

Il problema è che nella società frenetica di oggi, con i ritmi che abbiamo, è impossibile allenarsi tutti i giorni. Sarebbe meraviglioso poter fare un’ora di karate quotidianamente, ma è una cosa improponibile per la maggior parte delle persone. Ci troviamo quindi a dover condensare tutto in una manciata di ore settimanali e a dover trovare soluzioni per far incastrare tutto.

La tripartizione moderna: non così tradizionale come pensiamo

Molti di noi basano la programmazione sulla famosa tripartizione: Kihon, Kata e Kumite. Ma è importante capire che questa divisione non è così antica come potremmo pensare. È in realtà una struttura moderna.

In antichità, quando si studiava il karate, ci si concentrava principalmente sui kata e sugli esercizi in coppia. Non si praticava il kumite come lo conosciamo oggi, e il kihon non si sa esattamente come venisse insegnato. Era tutto molto diverso.

La tripartizione delle “3K” (Kihon, Kata, Kumite) è arrivata più tardi, probabilmente grazie a Yoshitaka Funakoshi, non da Gichin Funakoshi. Oggi vediamo questa struttura come tradizionale, ma in realtà è più moderna di quanto pensiamo.

I limiti della tripartizione

Anche se riuscissimo ad allenare perfettamente questa tripartizione, lasceremmo comunque fuori tantissimo materiale. Prendiamo solo il kata: con esso si potrebbe fare tutto l’allenamento necessario. C’è la parte di studio delle tecniche del kata, il kata stesso, il perfezionamento tecnico, il bunkai vero e proprio, lo studio degli oyo (applicazioni avanzate) e molto altro ancora.

Lo stesso vale per il kumite e per il kihon. Nel kihon, ad esempio, potremmo studiare tecniche antiche che non vengono più usate comunemente. C’è davvero una valanga di materiale da esplorare.

Le sfide della programmazione moderna

Oggi dobbiamo anche fare i conti con una società che richiede continui stimoli. Le persone non sono più disposte ad aspettare o a ripetere a lungo lo stesso esercizio. Come mi piace dire, bisogna dare “un colpo al cerchio e un colpo alla botte”.

Non possiamo più permetterci di insegnare “hito kata san men”, cioè un kata ogni tre anni, come si faceva in passato. So che il maestro ne insegnava solo uno, ma purtroppo le cose sono cambiate. Oggi dobbiamo trovare un equilibrio tra la profondità dell’insegnamento tradizionale e la varietà che richiede la pratica moderna.

Questa complessità della disciplina, unita ai limiti di tempo e alle esigenze moderne, rende la programmazione una vera sfida per ogni insegnante di karate.

I primi tentativi di programmazione e le loro limitazioni

I primi tentativi di programmazione e le loro limitazioni

Quando si parla di programmazione nel karate, ci sono due problemi principali che la maggior parte degli insegnanti deve affrontare: gli esami e le gare.

Per me, delle gare non mi importa quasi niente, perché non le faccio fare quasi mai ai miei allievi. Non è perché il problema sarebbe risolto così, ma perché preferisco un approccio diverso al karate. Non mi piace molto l’ambiente agonistico, lo trovo poco allineato con quello che per me rappresenta il karate. Quindi preferisco non considerarlo più di tanto.

Gli esami, invece, sono necessari. Bisogna prepararli, bisogna portare avanti i ragazzi e quindi c’è anche quello da inserire nel programma. Insomma, è un bel casino! C’è davvero tantissimo materiale da gestire.

Il metodo del mio maestro

Se uno avesse tre allenamenti alla settimana, potrebbe anche decidere di fare come faceva una volta il mio maestro, maestro Miello: un giorno kihon, un giorno kata, un giorno kumite. Questa sarebbe già, secondo me, un’ottima soluzione.

Ma il problema è che non tutti hanno tre allenamenti, non tutti possono permetterseli. Oggi i ragazzi non sempre sono disposti a venire ad allenarsi tre volte a settimana. Ad esempio, io mi trovo con due soli allenamenti settimanali.

Il primo tentativo: alternare kata e kumite

Cosa ho fatto per parecchio tempo? Alternavo un giorno kata e un giorno kumite, ma non nella stessa settimana. Mi spiego meglio:

  • Lunedì: kata
  • Mercoledì: kumite
  • Lunedì successivo: kumite
  • Mercoledì successivo: kata

E poi di nuovo kata, kumite, kumite, kata… un po’ come se fosse uno “split” di allenamento.

Questo sistema però non funzionava bene. Il problema principale era che tra una lezione dedicata a una specialità e la successiva passava troppo tempo. Quello che facevi nel “giorno A” rimaneva fermo, trascorreva così tanto tempo prima della ripetizione che non riusciva a sedimentare. Diventava difficile da memorizzare.

Mi è capitato tante volte: magari facevi il kata nuovo il “giorno A”, poi il kumite il “giorno B”, e quando tornavi al kumite la settimana dopo, i ragazzi avevano già iniziato a dimenticare il kata della settimana precedente. Era passato troppo tempo e iniziavano a perdere quanto appreso. Era molto complicato, funzionava poco, c’erano sempre difficoltà e problematiche.

Ho provato altre cose, ho provato a fare lezioni dedicate, periodi dedicate solo una cosa, periodi dedicati solo a un’altra, non riuscivo a trovare la quadra

Altri tentativi

Ho provato anche altre soluzioni. Ho tentato con lezioni o periodi dedicati esclusivamente a una cosa, poi periodi dedicati solo a un’altra specialità. Ma non riuscivo a trovare un equilibrio soddisfacente.

A un certo punto ho provato anche un’altra opzione: inserire sempre, in tutte le lezioni, un po’ di kata o un po’ di kumite. Si faceva kihon e un po’ di kata, oppure kihon e un po’ di kumite, o ancora kata e un piccolo assaggio di kumite.

Però anche questo approccio non funzionava bene. Rimanevo sempre indietro, c’era sempre qualcosa che non andava, “non quagliava la quaglia”, come si dice.

L’ispirazione dal CrossFit

A un certo punto, un paio d’anni fa, mentre stavo lavorando su delle programmazioni, mi è venuta in mente una cosa. Quando avevo studiato il CrossFit (sì, l’ho studiato e anche praticato per un po’), avevo notato uno schema di programmazione molto interessante.

Mi è venuta in mente questa cosa perché nel CrossFit hanno tantissimo materiale da allenare. Si allenano davvero tanto, ed è uno dei motivi principali per cui ottengono certi risultati e riescono a fare tutta quella mole di lavoro. Hanno tantissime cose da fare, ma riescono a gestirle bene con il loro sistema.

Questa intuizione mi ha portato a sviluppare un nuovo metodo di programmazione per il karate, ispirato proprio al CrossFit, che ha risolto molti dei problemi che avevo incontrato nei miei tentativi precedenti.

La soluzione: il metodo di programmazione ispirato al CrossFit

La soluzione: il metodo di programmazione ispirato al CrossFit

La programmazione che mi dato più soddisfazione è stata quella simil crossfit quindi un giorno lo dedico a una specialità e il giorno successivo alle altre due che non sono state toccate il giorno precedente

Dopo aver provato vari sistemi senza successo, mi è venuta un’idea mentre studiavo la programmazione del CrossFit. Mi sono chiesto: perché non adattare quel modello al karate?

La prima versione dello schema CrossFit per il karate

Ho preso carta e penna e ho iniziato a strutturare un programma basato sulla rotazione delle specialità. Ecco come ho organizzato la prima versione:

Settimana 1:

  • Lunedì: Kihon (una giornata dedicata a questa specialità)
  • Mercoledì: Kata e Kumite (le altre due specialità non toccate il lunedì)

Settimana 2:

  • Lunedì: Kata (con un richiamo di ciò che si è fatto)
  • Mercoledì: Kihon e Kumite

Settimana 3:

  • Lunedì: Kumite
  • Mercoledì: Kihon e Kata

Settimana 4:

  • Si riparte con Kihon, poi Kata e Kumite

Questo schema si sviluppa su otto settimane in totale, con una rotazione completa che permette di toccare tutte le specialità più volte. Con questo sistema, ogni specialità viene allenata almeno tre volte nell’arco delle otto settimane, tranne il kumite che viene praticato solo due volte come specialità principale (cosa che a me va bene).

Questa organizzazione ha funzionato davvero bene! È stata una svolta per la mia programmazione. Ti consiglio di provarla perché può essere molto utile anche per te.

L’evoluzione dello schema: il problema del bunkai

Dopo aver usato questo schema per un po’, ho notato un problema: non riuscivo a inserire bene lo studio del bunkai (l’applicazione pratica delle tecniche dei kata).

Il problema era che se facevo il bunkai nella giornata dedicata al kata, prima di riprenderlo passavano troppe settimane. Non si riesce a completare un bunkai in un’ora di lezione o in mezz’ora, in base al tempo disponibile. E quando finalmente tornavo a lavorarci, erano già passate tre settimane – troppo tempo per mantenere la continuità.

Ho provato altre soluzioni. La “soluzione B” è stata un fallimento totale (non te la faccio nemmeno vedere perché è stata una vera boiata!). Ma la “soluzione C” ha funzionato ed è quella che sto usando ancora oggi.

La versione migliorata dello schema

Ecco come ho modificato lo schema per risolvere il problema del bunkai:

Settimana 1:

  • Lunedì: Kihon
  • Mercoledì: Kata

Settimana 2:

  • Lunedì: Kata + Bunkai
  • Mercoledì: Kihon + Kumite

Settimana 3:

  • Lunedì: Kumite
  • Mercoledì: Kihon

Settimana 4:

  • Lunedì: Kata + Bunkai
  • Mercoledì: Kumite

Settimana 5:

  • Lunedì: Kihon + Kumite
  • Mercoledì: Kumite

Settimana 6:

  • Lunedì: Kihon
  • Mercoledì: Kata

Settimana 7:

  • Lunedì: Kata + Bunkai
  • Mercoledì: Kata + Bunkai

Settimana 8:

  • Lunedì: Kihon + Kumite
  • Mercoledì: Kumite

L’ulteriore evoluzione: settimane dedicate al bunkai

In realtà, ultimamente sto ripensando anche a questo schema. Mi sto rendendo conto che il bunkai richiede più tempo e attenzione. Sto valutando di togliere il bunkai da questa programmazione e dedicargli invece una settimana intera ogni due mesi.

Sono sempre più convinto che per lavorare bene sul bunkai ci voglia tempo e che non si riesca a farlo efficacemente “a spizzichi e bocconi”, soprattutto se vogliamo che i ragazzi lo imparino davvero bene. Preferisco quindi concentrare questo lavoro in periodi dedicati.

I risultati ottenuti

Questa organizzazione ispirata al CrossFit mi ha dato grandi soddisfazioni. Mi ha permesso di far lavorare i ragazzi su tante cose diverse in modo efficace. La rotazione delle specialità mantiene alta l’attenzione e permette di toccare tutti gli aspetti del karate con la giusta frequenza.

Ti consiglio vivamente di provare questo schema, perché può davvero aiutarti a gestire meglio il tempo limitato che abbiamo a disposizione per l’allenamento.

Come dice il maestro: “Prima impara a stare in piedi, poi imparerai a volare”. E con una buona programmazione, stare in piedi diventa molto più facile!

In sintesi, la soluzione che mi ha dato più soddisfazione è stata proprio questa: un giorno dedicato a una specialità, e il giorno successivo alle altre due che non sono state toccate il giorno precedente. La settimana dopo, un giorno lo dedico a un’altra specialità e quello successivo alle altre due. E così via, in rotazione.

Questo approccio mi ha permesso di superare le difficoltà della programmazione nel karate e di ottenere risultati molto migliori con i miei allievi.

Riflessioni a voce alta

Parlando del bunkai, mi rendo conto che è un aspetto che rischia di non essere mai lavorato a fondo. Cosa converrebbe fare? Sto ragionando con voi a voce alta mentre ne parliamo. Forse la soluzione migliore sarebbe mantenere la programmazione di base che vi ho mostrato, ma dedicare una volta al mese una settimana o un periodo specifico al bunkai. Il bunkai è davvero un grande metodo di studio e di esercitazione che merita attenzione dedicata.

Questo sistema di programmazione che vi ho descritto è quello che mi tocca fare per riuscire a rendere felici tutti, per dare ai ragazzi stimoli sufficienti, per riuscire a far lavorare tutti gli aspetti del karate. Naturalmente, questa programmazione viene messa in stand-by in alcuni periodi dell’anno. Ad esempio, adesso tra marzo e aprile stiamo studiando i programmi d’esame perché a giugno ci saranno gli esami.

Il mio approccio ideale

Ma vi dico quello che penso davvero: se io potessi, farei un allenamento più “old style”. Cosa significa? Vuol dire che mi preoccuperei meno della tripartizione kata-kihon-kumite, e lavorerei molto di più sul kata come strumento di insegnamento.

Trovo il kata più soddisfacente rispetto al fare kihon. Non vedo un grande beneficio nel fare kihon a ripetizione senza cognizione di causa. Credo che le tecniche vadano fatte in una determinata maniera, con consapevolezza. Come sempre dico, devi avere fiducia nella qualità di ciò che sai, non nella quantità.

Io opterei per concentrarmi sui kata, lavorare tanto sul kata, studiare l’applicazione del kata e fare lavori in coppia. Questa sarebbe più la mia ottica di pratica. E ora che l’ho detta a voce alta per la prima volta, mi convince ancora di più e potrei anche provare a proporla di più ai miei ragazzi.

Tornare alle radici

Il mio approccio ideale sarebbe qualcosa di più vicino alla tradizione, dove finché non hai imparato a fare bene una cosa, non passi a quella successiva. È un po’ come si fa nella musica.

Pensate che bello sarebbe insegnare un pezzo del kata e applicarlo subito, poi fare un altro pezzo del kata e applicarlo. Sarebbe fantastico! Invece di imparare tutto il kata e poi andare a fare l’applicazione, sarebbe più efficace procedere per piccoli blocchi.

Questa è un’idea che mi segno, perché mi piace molto.

Bilanciare tradizione e praticità

Il problema sono sempre gli esami. Bisogna trovare i tempi per prepararli, bisogna far sì che i ragazzi imparino il programma d’esame nell’arco dell’anno. Insomma, purtroppo bisogna dare “un colpo al cerchio e un colpo alla botte”.

È vero che io ho questo approccio un po’ “nazista alla pratica, però bisogna per forza trovare un equilibrio. È giusto rimanere aderenti a tradizioni e metodi più antichi se li reputiamo validi, ma è anche giusto dare ai ragazzi quello che si aspettano.

Come dice il maestro: “È meglio imparare l’equilibrio, quella è la chiave di tutto”. Sono completamente d’accordo con lui.

Riassunto dei consigli

Ricapitolando, ecco i miei suggerimenti:

  1. Se avete tre giorni di allenamento a settimana, fate la tripartizione classica: Kihon, Kata, Kumite. È fantastico perché permette di avanzare in modo equilibrato.
  2. Se avete solo due giorni, provate la “bipartizione CrossFit”: un giorno una specialità e il giorno successivo le due che non si sono fatte.

Importante: nel caso in cui lavoriate sulle due specialità nello stesso giorno, queste devono “parlarsi” tra loro. Cosa significa? Vuol dire che se nel mio “giorno B” ho Kihon e Kata, farò il Kihon propedeutico al Kata e poi il Kata stesso. Se ho Kihon e Kumite, farò il Kihon propedeutico al Kumite e poi il Kumite. E così via.

Spero che questi consigli vi possano essere utili.

Un abbraccio e buona pratica.

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Eugenio

Dal 2009 Eugenio Credidio contrabbanda karate autentico ad Alessandria e nel web e insegna a riconoscere, prevenire e combattere la violenza. Oltre al sui dojo di Alessandria gestisce il canale YouTube di karate tradizionale più seguito d'Italia. Ha ideato il metodo di autodifesa Urban Budo che è stato riconosciuto dal CONI nel 2019. Nel 2013 ha pubblicato assieme al Maestro Balzarro, "On the road" per la OM edizioni e, nel 2020, "Passeggiando per la Via - Storia, riti e gesti del karate".

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