Introduzione: perché il Jodan Age-Uke
Jodan Age-Uke — la parata alta. Oggi la smontiamo pezzo per pezzo.
Oggi la spezzettiamo, la evisceriamo e vediamo di capire per filo e per segno tutte le varie sue componenti e perché a volte se arriva l'insegnante ci muove e non abbiamo stabilità per la parata.
Voglio capire insieme a te ogni componente di questa tecnica. E soprattutto voglio rispondere a una domanda comune: perché a volte, quando l'insegnante ci corregge, perdiamo stabilità durante la parata?
Perché si inizia dal Jodan Age-Uke
Partendo da una domanda della community, oggi parto proprio dal Jodan Age-Uke.
Nel mio dojo è la prima parata che si insegna. Il motivo è semplice: è quella coordinativamente più semplice.
È il punto di partenza giusto. E oggi la analizziamo per bene, componente per componente.
Rimbocchiamoci le maniche. Si comincia.
La posizione di partenza
Si inizia con le braccia incrociate davanti al petto.
Fai attenzione a quale braccio è quale:
- Il braccio vicino al tronco (interno) è quello che andrà al fianco in Hikite.
- Il braccio più lontano dal tronco (esterno) è quello che esegue la parata.
Il movimento del braccio esterno
Alza il braccio esterno verso l'alto. Quando arriva più o meno all'altezza della fronte, inizia la rotazione della mano.
La sequenza della rotazione è questa:
- Dita rivolte verso di me
- Dita rivolte verso il basso
- Dita rivolte verso l'esterno
Mentre il braccio esterno sale e ruota, il braccio interno va al fianco in Hikite. I due movimenti avvengono insieme.
Perché ruotare l’avambraccio?
La rotazione non è un dettaglio. È il cuore della tecnica.
In questo modo quando io vado a intercettare il colpo lo vado ad assorbire con la parte piatta dell'avambraccio, non direttamente con l'osso: qua è un po' più carnoso e quindi attutiamo con più semplicità il colpo.
Ruotando, intercetti il colpo con la parte piatta dell'avambraccio — la zona dell'ulna, più carnosa. Così assorbi il colpo in modo più efficace e meno doloroso.
Esercizio per chi è alle prime armi
Se sei alle prime armi, non cercare subito il movimento unico. Spezzetta il gesto in fasi.
Prova così:
- Ichi-ni → due tempi
- Ichi-ni-san → tre tempi
Ripeti lentamente, fase per fase. Solo quando il movimento è chiaro in ogni sua parte, uniscilo in un gesto fluido e continuo.
Riepilogo del movimento completo
- Braccia incrociate davanti al petto.
- Il braccio esterno sale verso la fronte.
- La mano ruota: dita verso di me → verso il basso → verso l'esterno.
- Il braccio interno va al fianco in Hikite.
- Le braccia tornano davanti e si ripete.
Di per sé è una parata semplice. Ma la rotazione dell'avambraccio è il primo dettaglio fondamentale da curare. Nei prossimi passi vedremo gli altri.

L’angolo al gomito
Se hai l'angolo al gomito sbagliato, questa parata non funziona.
L'errore più comune è tenere il gomito troppo piegato. Se lo chiudi troppo, succedono due cose brutte:
- Un diretto ti passa e te lo tiri in faccia.
- Un colpo dall'alto ti arriva dritto in testa.
L'angolo deve essere ampio. Per spiegarlo ai bambini uso sempre questa immagine:
Io ai bambini dico che devono fare il tetto di una casa in maniera tale che quando piove l'acqua vada verso il basso. E il principio è proprio questo, perché questa parata deriva dall'utilizzo delle armi.
Pensa a un sai o a una tonfa. Ti arriva un colpo di bastone alla testa — devi bloccarlo, ma soprattutto deviarlo verso il basso. Con il gomito troppo chiuso, questo non è possibile.
C'è anche un motivo anatomico: un angolo aperto è strutturalmente più forte di uno chiuso. Tieni il gomito ampio e la parata regge molto meglio.
La distanza corretta dalla fronte
L'avambraccio non deve stare incollato alla testa. Questo è un errore che vedo fare spesso, sia dai bambini che dagli adulti.
La distanza giusta è circa un pugno tra la tua fronte e l'avambraccio.
Non di più, non di meno. Quella distanza ti dà la struttura e lo spazio per deviare il colpo in modo efficace.

Il ruolo del Hikite
Ecco un consiglio che mi ha cambiato il modo di vedere le tecniche di braccio. Lo spiega benissimo il maestro Naka Sensei:
Se volete avere una parata, uno tsuki, qualunque tecnica di braccio forte, dovete concentrarvi tanto non sul braccio che para ma sul braccio che ritorna, sul Hikite: perché se tirate forte date un sapore tutto diverso alla tecnica.
In pratica, non pensare al braccio che para. Pensa a quello che torna al fianco. Quando tiri forte il gomito indietro, crei due leve contrapposte che lavorano insieme. E quelle due leve amplificano la forza dell'intera tecnica.
Quindi: in fase di studio, lavora molto sul Hikite. È lì che si nasconde la potenza.
Come attivare la rotazione dell’anca
Per ruotare bene il fianco, usa questo trucco mentale: pensa di dare una gomitata indietro.
Non pensare all'anca in modo astratto. Pensa al gomito che va indietro con forza. Questo già ti facilita il lavoro e attiva la rotazione in modo naturale.
Concordanza d’anca
L'utilizzo base dell'anca in questa parata è quello che chiamo concordanza d'anca.
Cosa significa? Mentre il braccio para, la mia anca destra spinge in avanti. Il nodo della cintura, che prima guardava davanti, ruota e guarda di lato.
L'idea non è andare indietro. È spingere in avanti, come se stessi facendo un kizami-tsuki. Spingo, spingo, spingo. Se vai indietro, il tronco perde la sua linea e la struttura crolla.
Il Kime: tensione e rilassamento
Per fare forte, non devi partire contratto. Il ciclo giusto è questo:
Contrarsi → rilassarsi → andare → contrarsi
È il famoso Kime: bloccare la tecnica nel momento giusto.
Ho un piccolo vizio di forma che mi porto dietro dal Ju Jitsu: quando mi rilasso, tendo ad aprire leggermente la mano. In Ju Jitsu si tenevano le mani aperte e si chiudevano solo al momento del colpo. Per me non è un problema grave — anzi mi aiuta a rilassare la muscolatura. Ma il concetto corretto rimane: rilassa, vai, contrai.
Riepilogo degli step in Achiji-dachi
Prima di passare allo Zenkutsu-dachi, ecco tutti i passaggi insieme:
- Caricamento — braccia incrociate davanti al petto; il braccio esterno para, quello interno torna al fianco.
- Rotazione — il braccio esterno sale con angolo aperto al gomito.
- Angolo al gomito — ampio, a "tetto", per deviare il colpo verso il basso.
- Zona di contatto — para con l'avambraccio, con la parte piatta (ulna). Non col polso, non col cotè.
- Distanza dalla fronte — la metà della fronte è allineata circa con la metà dell'avambraccio.
- Hikite — l'altra mano torna decisa al fianco.
- Anca — spingo in avanti, concordanza d'anca.
- Respirazione — come diceva Miyagi, è molto importante.
Tantissima concentrazione sul braccio che torna. Quello è il segreto.

Dalla posizione naturale allo Zenkutsu-dachi
Fino ad ora abbiamo lavorato in posizione naturale. Adesso portiamo la stessa parata nello Zenkutsu-dachi. A livello di braccia non cambia nulla. La struttura del movimento rimane identica. Quello che cambia è la base: le gambe, i piedi, il peso del corpo.
La sequenza con il passo
Quando esegui la parata con il passo, la regola è una sola: prima il piede, poi la parata.
Ecco la sequenza corretta:
- Caricamento — unisci le braccia davanti al petto mentre ti prepari al passo.
- Appoggia il piede — il piede anteriore tocca terra prima di tutto.
- Esegui la parata — solo dopo che il piede è a terra.
Mi raccomando sempre: prima il piede e poi vado. Perché non abbiamo un ancoraggio: nel momento in cui arriva il colpo non posso assorbirlo perché non ho le radici a terra, sono come un albero in mezzo a un tifone.
Questo errore — parare prima che il piede tocchi terra — è uno dei più gravi. Senza ancoraggio non puoi assorbire nessun colpo. Ripeti sempre: prima il piede, poi vado.
La larghezza corretta dello Zenkutsu-dachi
Le gambe devono essere larghe quanto i tuoi fianchi.
Se sei principiante, puoi allargarle un po' di più. È accettabile. Ma se il tuo livello è già avanzato, punta alla larghezza dei fianchi come riferimento.
Uno Zenkutsu-dachi troppo stretto è uno degli errori più comuni. Uno troppo largo si può correggere più facilmente — si finisce in una sorta di kiba-dachi e si riesce a sistemare. Troppo stretto, invece, è difficile da gestire.
I piedi devono essere dritti
Entrambi i piedi devono guardare in avanti.
Se il piede posteriore si apre verso l'esterno, perdi stabilità. Rischi anche di lavorare male con il ginocchio e la caviglia.
Se fai fatica a tenere il piede dritto, hai probabilmente poca flessibilità alla caviglia. È un problema comune. Lavora sulla flessibilità: è un investimento che vale la pena fare.
Un leggero angolo verso l'esterno è accettabile. Ma non esagerare: il piede deve rimanere il più dritto possibile.
Il ginocchio anteriore: a piombo sul piede
Quando ruoti l'anca e spingi in avanti, il ginocchio anteriore deve restare a piombo sopra il piede. Non deve cedere verso l'interno.
Questo è un errore molto grave, soprattutto nel lungo periodo. Se pratichi due volte a settimana per trent'anni e fai cedere il ginocchio centinaia di volte, il ginocchio ne soffre. Seriamente.
Il ginocchio deve spingere verso l'esterno, non collassare verso l'interno. Attiva il quadricipite e i glutei: devono contrarsi con forza. Quando lo fai bene, la gamba anteriore diventa un pilastro solido. È quella contrazione che ti dà la stabilità.
La gamba posteriore: leggermente flessa
Quando apri l'anca e ruoti il bacino, la gamba posteriore deve flettersi leggermente.
Se la tieni dritta, l'anca non riesce a ruotare bene. Il bacino si scompensa e perdi la struttura. Flettendo leggermente il ginocchio posteriore, il bacino scende, l'anca si apre e sei in posizione corretta.
Tra l'altro, da questa posizione, se devi lanciare un gyaku-zuki è una poesia: la gamba posteriore spinge e ti permette di andare secco e potente.
La contrazione completa
Al momento del kime, la contrazione deve coinvolgere tutto il corpo. Nessuna parte esclusa:
- Avambraccio — la parata è strutturata e ferma.
- Addome — il centro è chiuso e stabile.
- Gambe — quadricipiti attivi, ginocchia che spingono verso l'esterno.
- Glutei — contratti, danno potenza e stabilità alla gamba anteriore.
Quando tutto questo lavora insieme, reggi l'urto. Quando manca anche solo un pezzo, la struttura crolla.
Le cause più comuni della mancanza di stabilità
Se non reggi l'urto, di solito manca una di queste componenti:
- Il peso non è ben distribuito — non stai caricando abbastanza sulla gamba anteriore.
- Il ginocchio anteriore cede — collassa verso l'interno invece di spingere fuori.
- La gamba posteriore è dritta — l'anca non può aprirsi e la posizione è sghemba.
- La struttura della parata è sbagliata — gomito troppo flesso, spalla bassa, zona centrale aperta.
- La posizione dei piedi non è corretta — lo Zenkutsu-dachi è troppo stretto o i piedi sono aperti.
Controlla ogni elemento uno per uno. Spesso il problema non è dove pensi che sia.

Riepilogo finale del Jodan Age-Uke
Ecco la sequenza completa in poche parole: unisco, appoggio, l'anca spinge, le ginocchia spingono verso l'esterno, parte il colpo.
Questo è il vademecum del Jodan Age-Uke. Allenalo, provalo, spezzettalo.
I due segreti per diventare bravi
Ti dico due trucchi. Tienili bene a mente.
Due trucchi per diventare bravi. Numero uno: spezzettate le tecniche. Numero due: movimenti grandi. Il movimento deve partire grande e poi pian piano diventa piccolo, ma può diventare piccolo perché è partito grande.
Segreto numero 1: spezzetta le tecniche
Non fare mai tutto insieme. Prima un pezzetto, poi un altro, poi li unisci come un puzzle. Sempre. Senza eccezioni.
Segreto numero 2: movimenti grandi
Magari hai visto praticanti esperti che eseguono la tecnica con un micromovimento. Ti sembra figo e vuoi farlo subito anche tu. Non farlo.
Riesci a fare movimenti piccoli solo se prima hai lavorato su movimenti grandi. Il corpo ha bisogno di spazio per imparare a coordinarsi.
È come la calligrafia. Io oggi ho una scrittura molto minuta. Ma da bambino, come tutti, facevo delle A enormi. Si parte sempre dai movimenti grandi. Solo dopo diventano piccoli.
Lo Zenkutsu-dachi: parti largo
Se all'inizio lo Zenkutsu-dachi largo ti è più comodo, tienilo alla larghezza delle spalle. Va bene così.
Quando diventi più bravo, lo chiudi alla larghezza dei fianchi. È più difficile, ma ti dà più soddisfazione e ti permette di muoverti più veloce. Vale la pena lavorarci.
Ricorda sempre: grande e poi piccolo. Lento e poi forte.
Consigli finali
Segui queste linee guida, un pezzetto alla volta, e sono sicuro che il tuo Jodan Age-Uke migliorerà.
Se vuoi approfondire, vai sul sito del Dojo Shin Sui. Puoi iscriverti alla newsletter e trovare la mia accademia online con video corsi su tecniche e kata. Oppure venire ad allenarti da noi, se sei di Alessandria.
Scegli quello che ti interessa di più: è tuo a vita, senza abbonamenti.



